Sul caso Welby sono ingiustificabili le obiezioni al mancato funerale

Laici e cattolici si sono indignati perché il Vicariato di Roma non ha concesso le esequie religiose a Piergiorgio Welby. Si possono capire, laici, atei e agnostici, che a digiuno di questioni dottrinali, è lecito discettare senza particolare cognizione di causa, ma le obiezioni dei cattolici non sono giustificabili. Coloro che nei giorni scorsi hanno tentato di dettare il calendario alla Chiesa Romana, dovrebbero, prima di impartire lezioni di teologia alle gerarchie vaticane, dare una ripassata alla dottrina cattolica. Il Magistero afferma che un peccato mortale affinché sia considerato tale, presuppone tre condizioni: materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. Nella fattispecie del caso Welby, tutti gli elementi erano presenti. Materia grave: suicidio; piena avvertenza: Welby era assolutamente conscio e lucido; deliberato consenso: la volontà di morire non era condizionata da alcuno (come qualcuno ha insinuato o giustificato), ma voluta e perseguita con caparbia da sé medesimo. Inoltre, il Magistero aggiunge, che se un peccato mortale non viene umilmente confessato, la Chiesa può solo rimanere a guardare, al massimo pregare, ma assolutamente, non somministrare sacramenti o elargire riconoscimenti religiosi. Chi non ha capito (o più probabilmente, finto di non capire) queste elementari verità, conviene si dedichi alle materie laiche, in fondo più consone alla concezione laica della vita intesa dallo stesso Welby e dai suoi “amici” radicali. Gli stessi che l’hanno aiutato a partire per l’ignoto, senza la minima menzione a Dio. Coerenza, esige laicità, estremo saluto compreso. Giusto?