Sul censimento i conti non tornano

Dal 1991 al 2001 nella capitale sono scomparse quasi 200 mila persone, il 6,8 per cento della popolazione. È quanto emerge dal XIV Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, la più recente fotografia dell’Italia, scattata dall’Istat nel 2001. «Non si tratta di un esodo biblico, come pure sembra plausibile, bensì di un vero e proprio catastrofico abbaglio statistico». È l’Usi-Rdb, il sindacato dei lavoratori della ricerca, a lanciare l’allarme sul giallo dei «desaparecidos»: i dati non concordano con quelli dell’anagrafe capitolina. Ma l’Istat non si smuove: «Queste differenze di unità tra la popolazione censita e quella registrata all’anagrafe sono assolutamente normali e già note anche nei precedenti censimenti». Quello che, però, più sconvolge l’Usi-Rdb è la «scomparsa» in dieci anni di quasi 30 mila abitazioni: «le persone possono spostarsi, ma le case dovrebbero essere ancora al loro posto».