Sul codice etico si spacca il centrosinistra

Daniele Petraroli

Nuova bufera sulla giunta Marrazzo. Questa volta a dividere la maggioranza di centrosinistra è la proposta di istituire un codice etico per regolamentare gli accordi commerciali con aziende e Paesi stranieri che violino, in qualche modo, i diritti umani. Latore della proposta, che verrà portata in giunta per l’approvazione la settimana prossima, l’assessore regionale alla Cooperazione tra i popoli Angelo Bonelli. Immediate le reazioni politiche. Anche perché quella di Bonelli è sembrata una vera e propria «trappola» per la sua giunta, reduce da un viaggio in Cina organizzato proprio da Confindustria Lazio e Unioncamere. «Intendiamoci - ha cercato di gettare acqua sul fuoco Bonelli in un’intervista a un quotidiano romano ieri - la missione appena conclusa è pienamente legittima ma la Cina è uno dei paesi dove purtroppo ci sono violazioni sistematiche dei diritti dei lavoratori, dei diritti umani e delle norme per la tutela dell’ambiente. Come centrosinistra siamo portatori di certi valori, come amministratori abbiamo il dovere di agire di conseguenza».
Ma non è solo il «paradiso rosso» l’obiettivo di Bonelli. Anzi, come detto, oltre ai diritti umani l’iniziativa parla di vietare accordi con chi pratica lo sfruttamento dei lavoratori, specialmente minorenni, la diffusione di prodotti dannosi per la salute della popolazione, il depauperamento delle risorse ambientali ma anche chi fabbrica, vende o commercializza armi nucleari e di distruzione di massa. E, dunque, anche Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Se esulta l’ala estrema dello schieramento che sostiene Marrazzo, Verdi e Comunisti italiani in primis, attacca l’assessore l’opposizione di centrodestra, mostrano cautela, invece, gli assessori chiamati direttamente in causa dalla proposta. «Il tema dell’etica d’impresa - è la dichiarazione congiunta degli assessori Raffaele Ranucci (Sviluppo economico)e Francesco De Angelis (Commercio) - è attuale e richiede una riflessione che non può essere solo politica ma deve essere condivisa con i cittadini, le imprese e le forze sociali. Un processo complesso e che non può essere affrontato solo con le leggi e le delibere di giunta. I due assessorati, comunque, sosterranno il sostegno all’internazionalizzazione per rafforzare la presenza delle nostre piccole e medie imprese sui mercati internazionali».
Parole improntate alla prudenza, dunque. Tono trionfalistico, invece, quello del capogruppo dei Verdi alla Pisana Filiberto Zaratti: «È un’iniziativa di grande valore morale e sociale. Dobbiamo impegnarci affinché anche nei governi dei paesi meno sviluppati o in via di sviluppo nasca e si consolidi una coscienza che porti al rispetto dei diritti dei minori e più in generale di tutte le persone».
Dal centrodestra si sottolinea lo sbandamento in cui verserebbe il centrosinistra. «È evidente la contraddizione con il garibaldino entusiasmo del camionista del tir giallo, Romano Prodi, che soltanto una settimana fa ha accusato il governo di eccessiva prudenza e di scarso protagonismo nel costruire rapporti commerciali con la Cina - ha commentato il vicepresidente del consiglio regionale Andrea Augello -. Non si capisce, poi, perché mai un codice etico sui rapporti commerciali con la Cina dovrebbe essere scritto da una giunta regionale». Per il capogruppo Udc Luciano Ciocchetti, invece, «è evidente che nel centrosinistra regna il caos: c’è chi dice una cosa, chi ne pensa un’altra e chi ne fa un’altra ancora. La Regione Lazio prima manda una sua delegazione in Cina e poi un suo assessore propone una delibera che contiene una serie di regole che di fatto impediscono di avere rapporti commerciali con quel Paese oltre che con molti altri». Di iniziativa «velleitaria e inefficace» parla invece il capogruppo in Regione Fabio Rampelli. «Penso che il futuro della produzione italiana ed europea - continua Rampelli - dipenda dalla capacità che avranno le nostre istituzioni di intraprendere rapporti internazionali flessibili, che da un lato favoriscano l’interscambio e la giusta ambizione delle nostre aziende a espandersi, e dall’altro tutelino i diritti sociali, compreso quello, universale, alla libertà e alla democrazia cui aspirano tutti i cittadini e tutti i popoli. Dunque in caso di trasferte importanti come quella della Regione a Pechino, occorrerebbe farlo in forza della richiesta del governo italiano di rivedere i parametri del Wto e di quella del Parlamento europeo, approvata in seduta plenaria questa settimana, sulla difesa del mercato contro l’invasione dei prodotti cinesi».