Sul confine svizzero scorie in cambio di soldi

Il paese è pronto ad accettare «a pagamento» gli scarti delle centrali

da Mesocco (Svizzera)

La prima volta l’hanno scampata, anche se con tutti quegli ambientalisti tra i piedi si sono trovati la montagna piena di rifiuti e sono dovuti salire sul pizzo in elicottero a levarli. «Se per difenderci dalle scorie nucleari devono lasciare in giro la spazzatura sarà meglio che ci arrangiamo da soli», ha pensato questa gente, che in mezzo alla natura ci vive e non ha bisogno di far tante scene per parlarne.
Poi a Mesocco è tornato il silenzio tipico di un paese che è in corsa per diventare il secondo parco nazionale dopo quello in Engadina. Pascoli, cascate e alpeggi, questo c’è quassù dove i turisti salgono a cercare aria buona. Eppure ancora una volta, quindici anni dopo, questo paesino dei Grigioni italiani all’ombra del San Bernardino, che ha 1.200 abitanti, rischia di diventare «comune nuclearizzato». Mesocco fa parte dei quattro siti selezionati dal governo della Confederazione per potervi stoccare le scorie «mediamente e debolmente radioattive». Una sorta di pattumiera di ciò che esce dalle sei centrali nucleari svizzere, che coprono il 40% del fabbisogno nazionale di energia. Tutto sotto il Piz Pian Grand. Tra le case dei turisti, dal piccolo lago di Spina, dovrebbe partire il tunnel che porterà al deposito nucleare. E come ha raccontato il poliziotto del paese Florio Cereghetti, in un reportage del quotidiano La Provincia di Como, gli svizzeri hanno scelto quella montagna perché è già attraversata da altri tunnel che portano acqua. E l’idea che era stata congelata nel 1993 torna.
«Come può il governo pretendere che accetteremo passivamente di diventare deposito di scorie nucleari? – dice il sindaco Fernando Bertossa -. La nostra è una zona a spiccata vocazione turistica. C’è un progetto, bene avviato, per costituire un parco nazionale, il secondo parco nazionale svizzero dopo quello in Engadina». Un progetto che con le scorie nucleari tra gli scoiattoli e le mucche andrebbe a farsi benedire.
In più, oltre all’ambiente da tutelare, bisogna guardare il lato economico. I turisti portano soldi, le scorie nucleari allontanano turisti e terrorizzano residenti. Perciò in paese c’è chi, alla fine, ne fa una questione di soldi. «Le scorie? Basta che paghino», scherza qualcuno al bar. Ma la faccenda è seria. Il sindaco ha riassunto le ragioni del no in un documento. Si parla di ecologia e turismo. Poi c’è il lato economico. Se proprio bisogna perdere la battaglia, insomma, ci sono già abbastanza ragioni perché ciò avvenga solo dopo essere stati coperti di soldi.