Sul finto sciopero i baroni fanno scena muta

Volevamo sentire il rettore dell’università di Palermo, Giuseppe Silvestri, per un commento sul meccanismo del «blocco della didattica», l’escamotage che permette ai professori universitari di contestare a fianco degli studenti senza dover, a fine mese, perdere la giornata in busta paga. Non è stato possibile.
Silvestri è del resto in buona compagnia. Nessuno, fra i rettori delle università in cui i consigli di facoltà hanno deliberato le sospensioni didattiche tattiche, ha potuto concederci un minuto. Avremmo voluto chiedere loro che cosa ne pensano della denuncia di un professore loro collega, che su queste stesse pagine ha parlato con sdegno di «scioperi a costo zero per tutti»; avremmo voluto sapere da loro se ritengono sia giusto non lavorare e poi essere pagati lo stesso, o cavalcare la passione dei cortei insieme ai ragazzi, senza però poi rimetterci un centesimo del proprio stipendio.
All’Orientale di Napoli, dove il 22 ottobre è stata disposta «in accoglimento della protesta degli studenti la sospensione di tutte le attività didattiche», il personale amministrativo ci informa che il rettore, la professoressa Lida Viganoni, è «al momento impegnata in un convegno». Chiediamo se possiamo magari lasciare un nostro recapito, nel caso possa trovare il tempo di parlarci. «Certo. Mi dica pure. Le faremo sapere». Stiamo ancora aspettando.
Identico copione quando contattiamo l’ateneo romano di Tor Vergata, dove a Matematica e Fisica hanno indetto tre giorni di aule chiuse: lasciamo i nostri numeri di telefono, spieghiamo che cosa vogliamo chiedere al rettore - «è giusto non andare a lavorare e poi essere pagati lo stesso?» - e aspettiamo di essere ricontattati; anche questo appello resta senza risposta.
Ma in fondo può andare anche peggio. Come, per esempio, quando chiamiamo l’università di Genova, i cui assegnisti di ricerca hanno escogitato la strepitosa idea di una «assemblea itinerante» - «e non chiamatelo corteo! È un’assemblea» -. In questo caso non riusciamo neanche ad arrivare a parlare con gli uffici del rettorato, ci fermiamo prima, a chilometri dalla stanza dei bottoni della facoltà. Cioè alla risposta della gentilissima signorina del centralino: «Gli uffici amministrativi sono chiusi». Ci domandiamo se non sia a causa del venerdì di ponte. «No, ogni venerdì, dalle 14 in poi, sono chiusi».
Neanche chiamando l’università di Pisa, dalla quale è partita la denuncia sugli «scioperi a costo zero» per i docenti universitari, riusciamo a parlare con il rettore. «Non è proprio giornata - ci dicono -, il venerdì pomeriggio qui è quasi tutto già chiuso. Provate la settimana prossima».