«Sul Ghisallo ho capito che avrei vinto»

da Como

«Non so se gioire o piangere, non so se ho fatto bene oppure no. Non so se questa è gioia o dolore...». Paolo Bettini è frastornato e fatica a riordinare i pensieri, le parole.
Ci vuole un po’, ci vuole qualche minuto prima che riprenda fiato, e che l’emozione si plachi.
«Cosa volete che vi dica? Come avevo spiegato alla vigilia, la condizione c’era, si trattava solo di fare girare le gambe con la testa. Oggi non ho cercato solo la vittoria, volevo qualcosa di più. D’altronde non ero solo a pedalare, e non sarò più solo a farlo. Ho chiuso alla grande una stagione molto difficile, adesso andremo avanti ancora, con un peso nel cuore grande così».
Paolo, quando ci ha creduto?
«Tardi, in cima al Ghisallo. Sapevo di avere una buona gamba, era la testa che doveva girare per il verso giusto. In quel momento esatto della gara ho sentito di avere qualcosa in più, ma è in quel momento che ho deciso di non ascoltare più le mie gambe, anche perché ho cominciato a sentire i crampi. Allora mi son detto: dai, vediamo chi ha più mal di gambe. E sono andato avanti».
Sul San Fermo ha staccato Wegmann perché temeva la volata finale?
«No, l’ho staccato perché sentivo di poterlo fare. Fabian è un giovane molto bravo, ha fatto una grandissima gara. Ci ha creduto fino in fondo e non si è mai risparmiato: ben vengano giovani così...».
Non la pensa così Davide Rebellin, suo compagno di squadra...
«Be’, se non era contento di Fabian, avrebbe dovuto attaccare lui».
Che cosa pensa del fatto che non ci siano state le premiazioni?
«Mi dispiace per il ciclismo, che ha sempre dei problemi. Non salire sul podio è una cosa triste: per noi corridori e per i nostri tifosi».
Paolo, considera questa la vittoria più bella?
«Adesso lo posso dire: questa è la vittoria più bella della mia carriera. Oggi ho davvero fatto una grande cosa. L’ho fatta per Sauro, l’ho fatta per chi ama questo sport».