«Sul Governatore sentiremo anche la sinistra»

Antonio Signorini

da Roma

Il nome del successore di Antonio Fazio arriverà presto, forse già al Consiglio dei ministri del 29 dicembre, sempre che la trafila della riforma del risparmio lo permetta. «Se ci fosse la possibilità di avere la firma di Ciampi e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, sicuramente sì». I nomi in campo sono i quattro di cui ha parlato la stampa in questi giorni: Tommaso Padoa Schioppa, Mario Monti, Mario Draghi e Vittorio Grilli. E su nessuno di questi Palazzo Chigi nutre perplessità. La conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio è caduta nel momento più delicato del passaggio dalla vecchia alla nuova Bankitalia: c’è da scegliere il nuovo governatore cercando un’intesa ampia. Silvio Berlusconi non si è tirato indietro nemmeno quando si è trattato di commentare il procedimento dell’Antitrust per conflitto di interessi e non ha rinunciato a rilanciare sul taglio delle tasse.
Consultata anche l’Unione. Per quanto riguarda Bankitalia, ormai è solo una questione di incastri con il percorso della riforma del risparmio. I nodi politici non destano preoccupazioni. Le consultazioni «le ho gia praticamente portate a termine salvo il caso della Lega Nord: vedo Bossi domani mattina (oggi, ndr)», poi «consulterò anche l’opposizione e successivamente ci sarà la possibilità di procedere alla nomina del nuovo governatore». Tappe di un «percorso istituzionale doveroso».
Il totonomine. I nomi in campo sono noti. E Berlusconi osserva come siano tutti «graditi e ritenuti all’altezza della situazione anche dall’opposizione». Il premier non si sbilancia sul favorito e si limita a smentire i retroscena dei quotidiani che parlano di suoi dubbi su Mario Draghi. «Non ho nessuna perplessità su Draghi, né sugli altri candidati». La rosa dei papabili accreditata da Berlusconi è quella nota composta da quattro nomi. Oltre a Draghi, ci sono Monti, Grilli e Padoa Schioppa. Ma in realtà - hanno confermato ieri fonti dell’esecutivo - le quotazioni di quest’ultimo sono in calo, così come quelle dell’ex ministro Domenico Siniscalco.
Fazio è una persona proba. Alla conferenza stampa c’è anche il tempo di guardarsi un po’ indietro, rivendicando l’atteggiamento «assolutamente corretto» del governo nei confronti di Bankitalia. A Fazio è stato solo chiesto di farsi da parte: un’opera di «convincimento sull’opportunità che fosse lo stesso governatore a decidere, per il bene della banca, del suo glorioso passato e del suo presente, di fare un passo indietro». Fazio ha deciso «di sua sponte» di farsi da parte. E ha così confermato di essere stato «una persona proba, una persona rispettosa delle leggi».
Non c’è Tangentopoli bis. Le notizie di queste settimane sulle indagini a carico degli istituti di credito, secondo il premier, non compromettono «la salute del sistema bancario italiano. Non sono singoli casi che possono inficiare questa situazione. Non vedo una parentela tra quello che è successo con Tangentopoli». Le singole posizioni saranno valutate dai giudici. Come quella dello stesso ex governatore.
Un grazie all’Antitrust. L’attualità offre come spunto anche il procedimento per conflitto d’interessi contro il premier che l’Antitrust ha attivato a proposito dei contributi ai decoder del digitale terrestre in Sardegna e Val d’Aosta previsti dalla legge Finanziaria. Il presidente conferma che il fratello (Paolo Berlusconi, tra le altre cose editore del Giornale) dismetterà la sua quota di capitale nella società che distribuisce decoder. Poi commenta: «Sono rimasto di sale quando ho visto che per questa cosa c’è stato chi poteva pensare che la Finanziaria fosse andata in una certa direzione perché c’è qualcuno che distribuisce il 2 per cento di quote di mercato dei decoder». Le accuse sono «inconsistenti» e il premier ringrazia il Garante di avergli dato la possibilità di provarlo.
Con Confindustria tutto bene. L’anno appena trascorso è stato anche quello di una schiarita nei rapporti con la confederazione guidata da Luca Cordero di Montezemolo dopo delle «incomprensioni iniziali», Anche perché questo governo ha messo in campo più agevolazioni per le imprese di qualunque altro esecutivo. Molto positivo anche il bilancio che riguarda l’occupazione: «Sul totale dei posti di lavoro in Italia l’87,6 per cento riguarda lavori a tempo indeterminato».
Tasse ancora giù. Berlusconi ammette che avrebbe voluto tagliare le tasse in modo ancora più deciso. Ma più che esprimere un rimpianto, il presidente del Consiglio vuole fissare un punto della prossima campagna elettorale: l’eliminazione del contributo del 4 per cento che grava sugli scaglioni di reddito sopra i 100 mila euro all’anno. Un altro modulo di riforma fiscale che andrà in porto se sarà rieletto.
Ritorno alle privatizzazioni. Del programma farà parte anche la privatizzazione di Enel ed Enel. «Due enti che comunque grazie ai loro grandi risultati hanno contribuito molto a migliorare lo stato dell'Erario».