Sul Gps troppi interrogativi senza risposte

Marco Visconti*

In questa vicenda dei taxi ci sono troppi interrogativi che restano ancora senza risposta. Ieri in commissione trasporti l’assessore alla mobilità Mauro Calamante ha preferito glissare quando gli è stato chiesto perché la giunta Veltroni ha risposto con le mille nuove licenze al «no» dei tassisti sui controlli satellitari. Nella memoria di giunta sul potenziamento del servizio taxi è specificato che delle 450 nuove licenze (sulle quali c’è già l’accordo), ne sono state consegnate solo 240, altre 60 dovrebbero arrivare in queste settimane e per le restanti 150 si predisporrà la graduatoria entro fine anno. Visto che l’iter va a rilento, non si comprende come si possa sostenere che ne servano minimo altre 1000. Si faccia, piuttosto, un monitoraggio serio sul tipo di impatto che le 450 licenze avranno sul servizio e, solo dopo la verifica, si potrà stabilire se ne occorrono davvero altre mille subito. Le tanto sbandierate corsie preferenziali ancora non ci sono, il trasporto pubblico nel suo complesso è in enormi difficoltà e la giunta Veltroni se la prende con i tassisti approvando delibere dal chiaro significato intimidatorio. Non si capisce, poi, questo accanimento sul sistema di controllo satellitare: in fondo gli utenti dei taxi sono una ristretta minoranza rispetto a quelli dei mezzi di trasporto pubblico. Nel caso di bus, ferrovie urbane e metropolitane ogni giorno saltano migliaia di corse: il Gps non serve, basta controllare i registri nei depositi Trambus e Met.Ro. Eppure il Comune non fa niente (o quasi) per ridurre i disservizi che creano continui ed enormi disagi alla stragrande maggioranza degli utenti. Non sanziona né autisti, né aziende che non rispettano i contratti di servizio. Allora, cosa c’è dietro? Forse l’intento di “punire” i tassisti - eventualmente inadempienti - perché non sono dipendenti pubblici e non hanno la protezione di quei sindacati i cui rappresentanti siedono proprio ai vertici delle aziende di trasporto?
(*) Consigliere comunale