«Sul Lirico decido io e non Sgarbi»

Il progetto del Lirico non si tocca. Il disegno di Luciano Colombo verrà realizzato, senza se e senza ma. Questa, almeno, la linea di Gianmario Longoni, capofila della cordata di imprenditori che ha vinto l’appalto per la gestione e la ristrutturazione della sala di via Larga. All’indomani delle dichiarazioni di Alberto Rigotti, il finanziatore dell’impresa, che ieri al Giornale aveva parlato di un’inversione di rotta e di restauro conservativo per il Lirico, Longoni replica.
Gianmario Longoni ma è proprio sicuro che il progetto non venga modificato?
«Intanto vorrei chiarire che né Alberto Rigotti né l’assessore Sgarbi possono rappresentare il volere dell’Ati Milano, la società che ha vinto l’appalto del comune per il teatro Lirico. Loro non dispongono del titolo per decidere. Rigotti, infatti, è il nostro partner finanziario e non decide al Lirico, così come Vittorio Sgarbi».
Ma Vittorio Sgarbi è l’assessore alla cultura del comune...
«Allora è bene che si informi su quanto scrivono i suoi uffici e che si metta d’accordo con loro».
Cosa intende?
«Ho ricevuto una lettera dal settore Spettacoli dell’assessorato alla Cultura, datata il 7 giugno, in cui si scrive che “il progetto non è in alcun modo modificabile, né viene fatta nessuna richiesta di modifica”. Un conto è dire delle cose, un altro è scriverle. Quello che desta stupore è che l’assessore è in contraddizione con se stesso».
Il teatro è di proprietà del comune che ha il diritto di richiedere modifiche fino all’ultimo giorno...
«L’AtiMilano ha vinto l’appalto con quel progetto, su cui non si discute. Per partire con i lavori stavamo aspettando indicazioni da Palazzo Marino sull’iter da seguire per aprire il bando di gara per trovare l’impresa che eseguirà i lavori. Il comune ha mandato una lettera in cui non si richiede in alcun modo di modificare il progetto».
Rigotti però parla della disponibilità vostra ad ascoltare le indicazioni del Comune fino all’ultimo...
«Rigotti è stato sviato da Vittorio Sgarbi, lui e Sgarbi parlano di un altro progetto che non c’è. Evidentemente ha deciso di sfilarsi dall’impresa. Non vuole più fare il progetto».
E con Sgarbi come la mette?
«L’assessore alla Cultura esprime un parere opposto a quello del Comune. Lo stesso vicesindaco aveva parlato solo di migliorie estetiche sui palchi, tutto qui. Che si mettano d’accordo, le loro contraddizioni non sono affare mio. Noi abbiamo vinto una gara d’appalto per il teatro Lirico con un progetto che è stato vagliato e approvato dal Comune e dalla sovrintendenza. Quello che dice Sgarbi costituisce un danno di immagine per il progetto. Il Comune, che ha voluto questo progetto, adesso ne parla male, ciò non ha senso».
La Sovrintendenza, però, lo scorso marzo, aveva stabilito che il disegno originale dei palchi non andava in alcun modo toccato...
«La Sovrintendenza ha approvato il nostro progetto lo scorso agosto».
La sovrintendente Di Francesco, però, a marzo aveva sottolineato che il teatro è vincolato de iure, in quanto cioè bene pubblico, e che i palchi non potevano essere toccati...
«I palchi così non sono agibili, noi li ricostruiamo, così come modificheremo la sala del teatro per migliorarne l’acustica».
Nonostante il vincolo e le indicazioni della sovrintendenza, quindi, voi andate avanti?
«Il vincolo vuol dire che la sovrintendenza può vigilare, d’altronde il nostro progetto è pubblico».