«Sul nucleare il governo va avanti Strumentalizzato il caso sloveno»

«C’è chi ha giocato sporco sull’incidente nel tentativo di condizionare le nostre scelte»

da Roma

Ministro Prestigiacomo, mercoledì prossimo riaprirà la centrale nucleare slovena. Eppure, la paura è stata tanta. Sembrava di essere tornati ai tempi di Chernobyl...
«Ho appena concluso il consiglio dei ministri europei a Lussemburgo. Il presidente di turno è proprio sloveno. Ci ha fatto una breve comunicazione per spiegarci cos’è avvenuto a Krsko. Si è scusato per la comunicazione errata che è stata trasmessa dalle autorità. E ci ha garantito che non c’è nessun rischio. Che si è trattato di un errore tecnico».
Sarà stato pure un errore tecnico, ma la paura è stata tanta...
«In realtà, più che di paura, parlerei di strumentalizzazione. L’incidente conferma come il sistema di tutela sia altissimo, tenuto anche conto che la centrale in questione non è di ultima generazione. Quando parlo di strumentalizzazione mi riferisco a chi ha giocato davvero sporco per condizionare la scelta del governo a favore della ricerca sull’energia nucleare. Su questo punto vorrei essere chiara. Il governo non ha tentennamenti. Ci rendiamo conto che la scelta a favore dell’energia nucleare non è la soluzione a tutti i problemi energetici nazionali. Ma è l’unica fonte energetica che consente di ridurre le emissioni. Valorizzeremo al massimo la ricerca anche nelle energie rinnovabili; ma, seppure spinte al massimo, queste non riusciranno a coprire più del 10% del fabbisogno energetico».
Lei cosa ne pensa dell’offerta fatta dall’Albania di realizzare impianti ad energia nucleare per l’Italia?
«In Europa esistono 141 impianti nucleari. Di questi, una ventina sono a ridosso del nostro confine. Non credo che la soluzione albanese possa risolvere i problemi. L’Italia deve assumersi le proprie responsabilità. La politica Nimby (not in my backyard, non nel mio giardino, ndr) non è più giustificabile. Anzi, se oggi a livello europeo registriamo un certo isolamento sui temi ambientali, è proprio per la politica che gruppi di furbettini hanno portato avanti finora».
E con il fenomeno Nimby arriviamo al problema dei rifiuti in Campania...
«Ho avuto un incontro con il commissario europeo all’Ambiente proprio per discutere i contenuti del decreto legge e i presunti rilievi europei. Chiariamo subito: non c’è stata alcuna bocciatura del provvedimento da parte della Commissione. Ci sono state richieste di chiarimento su alcune deroghe contenute nel provvedimento. Ho spiegato al commissario che senza quelle deroghe diventa difficile fronteggiare l’emergenza; diventa difficile intervenire. Ho percepito dal commissario comprensione e sostegno alle modalità contenute nel decreto. Non poteva essere altrimenti. Stiamo andando incontro all’estate. I cumuli di immondizia accumulati possono innescare rischi sanitari che devono essere scongiurati. E devo dire che proprio la disponibilità mostrata dagli enti locali sul territorio ci confortano sulla possibilità che l’emergenza possa essere superata».
E le barricate di Chiaiano?
«La discarica di Chiaiano si farà. Il problema dei rifiuti a Napoli è forte. Ma il sottosegretario Bertolaso ha già avviato un confronto diretto con la popolazione. Per esempio, la vicinanza della discarica con l’ospedale è una polemica che non ha fondamento. E comunque, insieme al programma di individuazione delle discariche, partirà anche un progetto di bonifiche ambientali già finanziate: un impegno economico che potrà anche aumentare. Va ricordato che le bonifiche ambientali erano già previste, ma non sono mai state realizzate. Parlo di rimboschimento, di bonifiche del sottosuolo, delle falde, più altre che verranno consigliate dalla popolazione».
Come nasce questo feeling tra amministratori locali, tradizionalmente di sinistra, e governo centrale di centrodestra?
«Racconto un aneddoto. Nell’ultima riunione a Napoli, un presidente di una provincia campana ha detto: nessun presidente del Consiglio mi ha mai dedicato cinque minuti. Berlusconi è rimasto a discutere con gli amministratori per tre ore. Il governo, per la prima volta, sta offrendo ai napoletani una scelta non simbolica. Che lo Stato è a difesa dei diritti dei napoletani. Un’attenzione senza precedenti, anche perchè al G8 sull’Ambiente di Kobe ho toccato con mano quanto il problema dei rifiuti sia un problema nazionale: tutti i colleghi a chiedermi cosa succede a Napoli».
L’atteggiamento degli amministratori locali sembra condiviso anche dall’opposizione a Roma...
«È vero. Devo riconoscere che l’opposizione in Italia, meno a livello europeo, sta mostrando grande senso di responsabilità sul problema dei rifiuti».
A Lussemburgo avete parlato anche del rispetto italiano della convenzione di Kyoto sull’Ambiente...
«E ho riscontrato che il governo precedente portava avanti due politiche differenti: rigida da parte di Pecoraro Scanio, meno vincolante da parte di Bersani. Ora, invece, i miei colleghi hanno riscontrato che il governo parla con una sola voce. Sul rispetto di Kyoto, però, abbiamo dei problemi. L’Italia si è impegnata a ridurre le emissioni nocive del 6,5% entro il 2012. In realtà, siamo di fronte ad un trend spontaneo che segnala un aumento delle emissioni del 12%. Simbolo evidente che gli obiettivi prefissati a livello europeo erano velleitari».
Cosa vuol dire con «obiettivi velleitari»?
«Che la distribuzione di quote interne all’Europa non indicava impegni reali, ma era fondata su elementi politici. Alcuni Paesi molto più inquinanti dell’Italia rientrano nei parametri perché partivano da posizioni più alte. A questo punto è necessario ridefinire nuove quote per l’Italia. Altrimenti, il nostro sistema economico rischia la delocalizzazione: le imprese vanno a produrre all’estero, in Paesi dove hanno quote di emissioni non ancora riempite. Un risultato a cui si è giunti per l’isolamento in cui si è marginalizzata l’Italia in passato».