Sul palco dell’Elfo Shakespeare torna contemporaneo

Dicembre e gennaio sono i mesi più difficili della stagione teatrale. Distratto dalle festività natalizie, il pubblico tende a disertare le sale. Eppure il «Sogno di una notte di mezza estate», in scena all'Elfo Puccini dal 13 dicembre fino al 22 gennaio, sta per superare quota 15.000 spettatori: un piccolo record, soprattutto per un allestimento che ha debuttato l'estate dello scorso anno ed è già rimasto in cartellone per quasi un mese.
Nella storia dell'Elfo peraltro di messe in scena del capolavoro shakespeariano se ne contano ben quattro. La prima, in versione musical rockettaro, è datato 1981, porta la firma di Gabriele Salvatores e ha tra i suoi interpreti alcuni dei futuri protagonisti del cinema italiano degli anni Ottanta e Novanta, come Claudio Bisio, Luca Barbareschi e Giuseppe Cederna. Gli altri allestimenti, nei cui cast figuravano tra gli altri Filippo Timi e Antonio Latella, sono stati diretti da Elio De Capitani: compreso quello tuttora in programmazione che, nei giorni tra Natale e Capodanno, è stato ripreso dalle telecamere di Rai 5 per essere trasmesso in primavera. A che cosa si deve l'impuntatura dell'Elfo sul più tortuoso, beffardo e orgiastico testo della drammaturgia shakespeariana? La risposta a questa domanda si cela tra i risvolti della storia della compagnia milanese. Fin dalla sua costituzione, a metà degli anni Settanta, la «tribù degli elfi» ha allestito spettacoli con un'impronta inconfondibile: d'avanguardia ma non troppo, nazionalpopolari quanto basta da attirare un pubblico eterogeneo, caratterizzati da quel forte messaggio libertario che contraddistingue la generazione del '77. Da qui una lettura sempre filologicamente corretta, ma allo stesso tempo decisamente spregiudicata, di Shakespeare. Non è per caso quindi se, in contemporanea al «Sogno» (che va in scena nella sala grande dedicata appunto a Shakespeare), fino al 22 gennaio l'Elfo ospita nella sala Bausch «Dove sei, o musa», uno spettacolo in cui Elena Russo Arman dà voce ai sonetti del bardo: ovvero a quelle brevi poesie che, per il loro contenuto all'epoca considerato scabroso, sono stati a lungo trattati con cautela dai critici e dagli editori.
L'Elfo non è l'unico teatro milanese a ospitare in questi giorni rivisitazioni dei testi shakespeariani. Fino al 22 gennaio lo Spazio Tertulliano propone «La dodicesima notte» riletta da Davide Carnevali e Sandro Mabellini in una prospettiva ipercontemporanea, con tanto di rimandi al famigerato duo Merkel-Sarkozy. Al Tieffe, fino al 29 gennaio, è in cartellone un «Otello» firmato da Massimo Navone con un cast di attori-tangueros. Infine al Ringhiera, dal 19 al 29 gennaio, ritorna un allestimento di «Romeo e Giulietta» in chiave molto adolescenziale (persino un po' troppo) che ha reso celebre l'Atir, la compagnia diretta da Serena Sinigaglia. Manco a dirlo il debutto di questo spettacolo avvenne nel '96 al Teatro dell'Elfo.