Sul palco Juliette Lewis la ragazza maledetta che si crede Iggy Pop

Da balorda in «Natural born killers» si è trasformata in cantante che insegue il vecchio stereotipo di rock, droga e sesso

Paolo Giordano

nostro inviato

a Copenhagen

Però qualche volta l’azzecca. Entra qui al Bella Center barcollando, farfuglia, ridacchia e, quando ci riesce, risponde pure a tono. Ogni tanto.
Juliette Lewis ha i capelli lunghi e corvini, legati da una fascia che farebbe molto hippy se lei non avessi i lineamenti del volto tirati, gli occhi che si agitano senza un perché e il sorriso, quel sorriso che Hollywood ha premiato con fior di contratti, immobile sulle labbra. «Sono una femminista che ama gli uomini», si presenta e buonasera anche a lei. È qui, la ragazza maledetta che in Cape Fear succhia il pollice di De Niro, come presentatrice online degli Mtv Europe Music Awards che stasera andranno in onda (e sul web) per la gioia di un miliardo e rotti di spettatori in tutto il mondo, richiamati come il solito dallo sfavillio fugace dello show che premia la musica già premiata dalle classifiche. Chi ha sbancato la top ten, da Christina Aguilera a Madonna ai Red Hot Chili Peppers, è in gara anche qui, e allora nessuna sorpresa. Allora, se fosse solo per questo, Juliette se ne sarebbe rimasta a casa a studiare il copione del suo nuovo film con Jennifer Garner Catch and release che uscirà chissà quando. «Nel frattempo però devo fare altre cose», ridacchia. Infatti lei, che dal cinema è in vacanza da un bel po’, è la nuova icona del punk, canta come una Patti Smith molto ma molto stonata, ha pubblicato due cd e l’ultimo ha un titolo che è anche il riassunto di questo incontro: Four on the floor, quattro sul pavimento. Tutto qui, ecco Juliette and the Licks. Quando risponde alle domande, Juliette Lewis torna indietro nel tempo, agli anni Settanta, quando il manuale dello stardom, della fama, prescriveva obbligatoriamente sesso droga e rock. Comunque: esagerazione. Quindi, per riassumere come presenterà lo show sul sito www.mtv.it/ema, non va oltre il prevedibile «attendetevi qualcosa di inatteso» e quando spiega il significato della sua musica scivola nel solito gioco di parole inglesi tra rock e cock, che sta per l’organo sessuale maschile: «Proviamo a riportare l’organo sessuale maschile al centro della musica». Auguri.
Insomma, siamo sinceri: era difficile prevedere che uno dei gioiellini di Hollywood, figlia d’arte perché suo padre Geoffrey è uno dei grandi caratteristi americani, l’ex fidanzata di Brad Pitt al tempo di Kalifornia girato insieme tra il 92 e il 93, si trasformasse nell’alter ego femminile di Iggy Pop, sguaiata, caciarona, barcollante, stupefacente e forse stupefatta. Sarà per questo che dice: «Anche se siamo nel 2006, non vedo altre donne che sappiano cantare e abbiano carisma». Di sicuro, se la pensa così, ne troverà poche anche domani sera, quando come presentatrice «farò domande impossibili» e sul palco si ritroverà una festosa sfilata di Rihanna, Nelly Furtado e Sugarbabes che sono tutto tranne che l’apoteosi della ribellione. Ma mica c’era bisogno di attendere questa stralunata intervista per intercettare il nuovo volto di Juliette Lewis, che la stampa glamour americana ha già spedito nel limbo dei divi in attesa di giudizio. Già nei panni di Mallory, la killer scatenata di Assassini Nati (Natural born killers), il suo sguardo lisergico e le mosse traballanti non erano molto distanti da ciò che si vede oggi. «Siamo in tournée da un mese e rimarremo in Europa fino a dicembre. Ma i nostri concerti finiranno in Cina, non è pazzesco che noi andremo a suonare là?». Quando sale sul palco, e a Milano l’ha fatto qualche settimana fa di fronte a poche centinaia di persone, è un’ossessa, sembra Iggy Pop quando al tempo degli Stooges correva da una parte all’altra del palco, saltava sugli amplificatori e, potendo, li sfasciava pure. E così è ovvio che, parlando dell’altro presentatore della serata, lo schicchissimo Justin Timberlake idolo delle ragazzine, dica semplicemente: «Lo voglio far scomparire». Forse ce la farà stanotte, dopo lo show, quando lei salirà in scena con la sua band durante la festa snocciolando una dietro l’altra Smash & grab, Sticky honey, Killer e Bullshit king come si fa nei concerti punk: senza fiato, urlando e chissenefrega. Se poi, dopo tutta questa caciara, rimanga anche qualcos’altro, in fondo non è poi così importante (qui).