«Sul palco con il mio antagonista»

Per lei la Milanesiana è quasi un'abitudine. Il 30 giugno che cosa porta in scena?
«Mettiamo in scena l'edizione breve di una gara in corso da anni: la competizione fra me, Elio persona, senza Le storie tese, e il mio nemico storico, Freak Antoni, il cantante degli Skiantos».
Siete in gara?
«E' da quando i nostri due gruppi sono nati che lui dice che è meglio di me, che è lui il vero alfiere della demenzialità».
E invece?
«Invece sono meglio io. Sono più sintetico. E mi presento meglio, che in quest'epoca storica è un vantaggio».
Vantaggi di Freak Antoni?
«Nessuno. Cioè, lui si esprime meglio, ma in quest'epoca storica è un vantaggio esprimersi male».
Ma quando canta lui non ride mai?
«Con tutto l'odio che provo per lui, devo ammettere che ogni tanto mi fa ridere. Ma lo ammetto contro voglia».
Chi vincerà?
«Già si parte male, perché io arriverò solo mentre lui viene con la pianista, Alexandra Mostachova, la sua accompagnatrice ufficiale...».
Vinca il più demenziale. E della Milanesiana che dice?
«Innanzitutto dico che è una creazione di Elisabetta Sgarbi, che è una persona che mi piace molto. È uno degli ultimi esempi di intellettuale. Le piace esplorare nuovi territori. E poi è benemerita».
Perché?
«Perché da otto anni fa uno sforzo enorme per tenere in piedi questa manifestazione, che è l'unica rimasta a Milano».
Non c'è altro?
«Milano è il deserto degli eventi culturali. Invece la Milanesiana è sempre piena, quindi vuol dire che ci vorrebbe anche molto altro».
Allora cultura non fa rima con noia?
«Due anni fa, la Sgarbi mi mise sul palco insieme al Nobel per la fisica Kroto e al matematico Du Sautoy, che ha scritto un libro sui numeri primi che ho divorato».
Serata pesante?
«Credimi: due personaggi frizzanti. Eravamo al limite del cabaret. E' vergognoso che non ci siano più eventi di questo tipo».
Più vivace Roma?
«Io sono milanese. Il nostro gruppo è milanese. E adesso sto andando a suonare a Roma. A Milano ormai son rimaste solo le feste dell'Unità. E gli Sgarbi. Due persone che sanno che la cultura non è un optional».