Sul palco la Pasqua

In scena fino al 16 novembre in prima nazionale al teatro Out Off «Pasqua», uno dei testi teatrali meno noti di Strindberg, dramma visionario e mistico, sacra rappresentazione e fiaba nera a lieto fine, diretta da Monica Conti che ne ha curato anche la drammaturgia. Coprodotto da L’Art e Teatro Out Off, lo spettacolo mette in scena una storia tutta borghese dalla trama semplice, in cui ciascun personaggio reagisce a seconda della propria indole: la famiglia di Heyst, uomo inetto e orgoglioso che si trova in carcere, è assillata da un creditore senza scrupoli, Lindkvist. L’uomo, dopo iniziali atteggiamenti controversi, in cui è coinvolta la figlia del debitore, che diviene il capro espiatorio di tutta la questione, a sorpresa, cancella i debiti in nome di un’antica gentilezza ricevuta anni addietro dal capofamiglia. Un capovolgimento della situazione dai toni favolistici che rimanda allo stupore tipico di un bambino. «Si può arrivare anche a essere nuovamente bambini e credere nella fiaba-mistero di una Pasqua che libera dall’angoscia - dice, nelle note di regia, la regista Monica Conte, - o, più semplicemente, la Pasqua è proprio l’incontro con "l’altro" che, forse, ha qualcosa di nuovo da raccontarci».
Amato da Kafka, «Pasqua» è considerato una forma di teatro dell’assurdo in cui il sublime e il banale si scontrano di continuo, l’angoscia stringente e la disperazione si stemperano nei toni della favola. «Strindberg - dice la regista - chiama questo suo lavoro "mistero". I misteri e le sacre rappresentazioni si recitavano per imparare una cosa buona ed erano scritti in una forma semplice e quasi ingenua accessibile a tutti. Esattamente come le favole». Scritto nel 1900, poco tempo dopo una profonda crisi che avvicinò il drammaturgo svedese al misticismo visionario, «Pasqua» concentra nelle tre giornate del rito, venerdì, sabato e domenica, un percorso morale che mette in campo colpa, pentimento e redenzione, la figura di un Dio buono che perdona e di un’umanità infantile, pronta a spaventarsi profondamente di fronte al pericolo ma poi altrettanto rapida a scordarsene una volta che torna la serenità. «Di questo geniale infelice che fu Strindberg - prosegue, ancora nelle note di regia, Monica Conti - "Pasqua" è il tentativo di un momento di pace. Strindberg scrive un finale di Redenzione con una lezione morale: è l’occhio nevrotico che ingigantisce le paure, che ci fa temere l’incontro con l'estraneo, col "mostro". Basta cambiare occhio e le stesse cose appaiono diverse».