Sul palco le popstar "verdi" che inquinano di più

Da Madonna a Shakira, dai Duran Duran ai Genesis. Allo show nessun artista italiano

nostro inviato a Londra

A Londra, nella piovosa Londra, il pubblico era sotto il sole e a Shanghai si riparava sotto l’ombrello: d’altronde quello di ieri si chiamava «Live Earth – concerto per il clima in crisi» e casualmente la crisi è andata in onda proprio in mondovisione. Nove show da Washington a Tokyo fino a Johannesburg e Rio de Janeiro, un paio dimiliardi di telespettatori, il tutto voluto, sponsorizzato, organizzato da Al Gore che, dopo aver perso le elezioni Usa, ha vinto l’Oscar per il suo documentario sul global warming e adesso sogna un premio anche dal rock che, come si sa, è pur sempre un bel serbatoio di voti. Perciò ci ha messo tutto l’impegno possibile per selezionare un cast stellare e soprattutto distribuirlo in giro per il pianeta in modo da rispettare le sincronie televisive (in Italia bella diretta di Mtv e copertura di La7 in esclusiva) che per un evento del genere valgono molto di più della qualità.

E così mentre Shakira in top turchese e chitarra pendant cantava «Don’t bother» ad Amburgo, la ventenne Rihanna saltellava in mezzo ai suoi ballerini sciorinando il tormentone «Umbrella» e a Sydney Missy Higgins (una specie di Carmen Consoli) provava a scaldare il pubblico con una nenia quasi folk. Però, se togliete i Linkin’ Park a Tokyo e Garth Brooks a Washington, tutto il meglio del momento era allo stadio Wembley di Londra dove, tra gli altri, sono passati in rassegna Genesis (accademici), Black Eyed Peas (trascinanti), Duran Duran (dispersa la voce di Simon Le- Bon), Red Hot Chili Peppers (i Rolling Stones del futuro), Metallica (energici) e soprattutto Madonna, che anche questa volta non si è fatta mancare la sua bella dose di polemiche (e i giornali inglesi ieri mattina ci sguazzavano).

Domanda: può una mega rockstar come lei, che vive su jet privati generosissimi di Co2 e usa la limousine anche per andare dal panettiere, diventare una credibile testimonial ambientalista? Forse hanno avuto ragione gli U2, che sono stati i veri, grandi assenti del Live Earth di Al Gore al grido di «prima salviamo i bambini africani dalla fame e poi ci occuperemo del resto». O forse quello che conta è che il messaggio di ecorisparmio del concerto abbia raggiunto il pubblico di adolescenti solitamente impermeabile a questo tipo di problemi. In ogni caso, per il mondo del rock, il Live Earth è stato l’evento dell’anno, emotivo e spiazzante come il Live 8 del 2005. Con un’unica differenza, fondamentale per noi: allora l’Italia partecipò. Stavolta, ciccia (a parte l’isolato contributo di Ligabue sul suo sito con una cover di Bertoli).