Sul palco il punk-pop di Avril la reginetta dei teenagers

È il simbolo del punk vietato ai maggiori, di quel suono che non ha nulla a che vedere con la truculenta ribellione dei Sex Pistols ma che si fa portavoce di una certa aggressività adolescenziale. Chiamiamolo pop punk in omaggio alla sua regina incontrastata, Avril Lavigne, 23 anni di innocenza e malizia, energia, gioia di vivere e soprattutto di successo superclamoroso, che stasera suona al Datchforum all’insegna del tutto esaurito. Biglietti esauriti da mesi, e non c’è da stupirsi se si pensa che, dal Duemila, ha venduto più di trenta milioni di dischi. Quasi un record, visto che sopra di lei in questa classifica ci sono solo personaggi del calibro di Madonna, Norah Jones, Britney Spears (che Avril odia cordialmente e delle cui disgrazie ha detto: «Se vuoi una fetta di questo business, devi saperlo reggere»). Solo fanciulle quindi, con l’eccezione del rapper redento Eminem.
Con le sue canzoni Avril Lavigne ha abbassato ulteriormente l’età degli ascoltatori di pop music. Ai suoi concerti si vedono spesso ragazzine di dodici anni, che s’infervorano per brani come Girlfriend, manuale d’amore per liceali alle prime esperienze (non a caso il brano è arrivato al numero uno delle classifiche americane, ma è stato anche accusato di plagio dai Rubinoos, che lo hanno definito una copia della loro I Wanna Be Your Friend del 1979) o ai ritornelli melodici, accompagnati però da chitarre dure e ruvide quanto basta, di pezzi come Complicated, il primo inno di Avril, lanciata nello «stardom» a soli sedici anni. Niente o quasi le trasgressioni, oppure innocue, soprattutto ora che la Lavigne sta crescendo, e quindi cura di più la sua immagine (lo stile da skater e da punk ha lasciato il posto ai vestiti Armani e Vera Wang)e oramai è una vera e propria industria (produce abiti, gadget e ora si è buttata anche sul cinema) in cui il punk ha ceduto il passo alla moda e al glamour, a metà strada tra il buon vecchio Tony Manero e High School Musical. Avril è ancora e sempre un’entusiasta, soprattutto dal vivo; un po’ per la sua naturale carica energetica, un po’ per narcisismo: «Quante volte guardando Mtv ho sognato di essere io su quel palco, e ora, quando vedo la marea di ragazzi lì sotto solo per me, so che non c’è nulla che possa rendermi così forte e felice», dice Avril.
Nel cuore Alanis Morissette, Kurt Cobain e gli Strokes (beata gioventù), la Lavigne con il «Best Damn Tour» ha messo in piedi uno spettacolo ricco di coreografie (ballerini e megaschermi compresi)per colpire i fan sia dal punto di vista degli effetti che da quello sonoro.
Lo show non dura più di un’ora e mezza con brani che attraversano i suoi dischi - dall’incredibile esordio di Let Go a quelli del recente Best Damn Thing, che è anche il suo ultimo songolo. Quindi tutti pronti alla passerella di I’m With You, Runaway, Sk8er Boy,Fall to Pieces, la dura I Don’t Have To Try, la ballatona When You’re Gone. «Ci sono tutti i brani che mi rappresentano perché certe cose le racconto solo nelle mie canzoni».
Sulla scena lei si da da fare, suona anche dlle chitarre molto kitsch (bianche e rosa e brillantinate), il pianoforte e - con prudenza - la batteria. Insomma sa fare spettacolo, uno spettacolo tarato e adattato per i ragazzini e quindi venato di humor, spregiudicatezza, divertimento. La perfetta icona della «mobile generation», quella che forma gusti e stili di vita sui telefonini a colpi di sms e megapixel. Per i fan che non hanno trovato il biglietto, la consolazione si chiama Avril Lavigne. The Best Damn Tour Live In Toronto; un dvd registrato in Canada, nella sua patria, e in uscita a metà luglio.