Sul palco del Teatro della Gioventù recitano i carabinieri

Purtroppo, quando si parla di nucleare sembra di essere al derby. Da un lato, quelli che sono a favore a prescindere e che userebbero le scorie anche per condirci l’insalata. Dall’altro, quelli che metterebbero il cartello «Comune denuclearizzato» anche sopra il proprio letto, pronti a farsi denuclearizzare un po’ come quelli che se lo tagliano per far dispetto alla moglie.
Ecco, il quadro è questo. E in questo quadro occorre cercare di documentarsi, di studiare e di ragionare, senza posizioni preconcette. Noi, dal canto nostro, non abbiamo mai avuto paura di non demonizzare il nucleare, ma certo non ci sentiamo nemmeno di ironizzare su coloro che, giustamente, chiedono garanzie per la salute dopo incidenti come quello delle scorse settimane alla centrale francese di Marcoule. Incidente che era industriale e non atomico, ma che certamente e anche giustamente, comunque umanamente, ha creato apprensione in Liguria.
Fra i nostri lettori sono molti gli ingegneri che si occupano nucleare, da Sabino Gallo a Roberto Lauro. E, chiaramente, loro prendono la cosa con una passione e una tecnicità straordinaria, su cui torneremo.
Ma noi che tecnici non siamo, facciamo i conti della serva. E ci limitiamo a una domanda, alla Domanda. Ma è possibile che noi paghiamo la bolletta più cara e, addirittura, compriamo energia nucleare dai francesi, quando poi - se succede qualcosa in una centrale francese - i rischi arrivano a casa nostra?
La domanda è davvero quella della vita. Nelle scorse settimane, ad esempio, i due consiglieri regionali delle Liste Civiche per Biasotti presidente Aldo Siri e Lorenzo Pellerano hanno ricordato di aver presentato un’interrogazione urgente (sic!) il 22 febbraio al presidente della Regione Claudio Burlando in cui chiedevano rassicurazioni sulla sicurezza dei siti nucleari francesi, in relazione alla vicinanza al territorio ligure. A distanza di sette mesi, della riposta a quell’interrogazione urgente (ari-sic!) non c’è la minima traccia. Ma il problema è assolutamente identico: «È evidente - spiegano Siri e Pellerano - che una Chernobyl o Fukushima sul territorio francese avrebbe lo stesso impatto per noi liguri di quello generato da un incidente nei confini nazionali. Anzi, una sciagura nel nostro meridione potrebbe avere per noi addirittura minori conseguenze».
Sinceramente, non so come la pensino i due consiglieri biasottiani sul nucleare. Credo possano anche essere antinuclearisti, ma non è qui il punto. (...)