«Sul palco vi stupirò con effetti speciali»

«Se mi considero un cantautore? Beh, se consideriamo cantautore colui che canta ciò che scrive, non posso non rispondere sì. Però, se si identifica il cantautore con una sorta di eminenza solitaria e anche un po' astratta, introversa e misantropa, se insomma ci si rifà al cliché tipico di molti maestri della canzone d'autore italiana del passato, allora io non c'entro proprio nulla. Io vivo negli anni 2000, amo le tecnologie e Internet, conosco le lingue, viaggio, faccio pop con spirito melodico, canto l'amore e parlo di altri problemi. Forse sarebbe il caso di aggiornare la definizione». Non ha tutti i torti Tiziano Ferro, asso pigliatutto del pop tricolore (anche in versione esportazione), che nonostante il successo non rinuncia alla modestia e all'umiltà che lo hanno sempre contraddistinto fin dagli esordi, da subito scoppiettanti. Per lui è cominciata una lunga stagione di concerti che segue i trionfi del suo quarto album, «Alla mia età». Un tour che nel Belpeaese è scandito da un sold out dietro l'altro. E Milano, dove suonerà lunedì e martedì prossimo (appuntamento al Forum di Assago), non è da meno.
Che cosa dobbiamo aspettarci?
«Non nascondo che si tratta dello spettacolo più ambizioso che abbia mai fatto. Musicalmente parlando, ho scelto una scaletta molto dinamica che mette assieme il repertorio accumulato nei miei quattro dischi. Dischi dalla vita molto lunga e dai quali ho estratto un bel po' di singoli. Ho puntato a dar vita a un concerto dove anche l'aspetto visivo ha il suo giusto spazio. Sul palco hi-tech, aspettatevi un contorno divertente, ricco di sorprese e di effetti scenografici spettacolari: sarà uno show più teatrale che ballato».
Con il doppio tutto esaurito del 4 e 5 maggio porterai al Forum quasi 15 mila persone. Sei ormai pronto per San Siro?
«Sono per la politica dei piccoli passi. E poi dopo, che è stato sdoganato da Laura Pausini, ormai lo fanno un po' tutti. No, con tutto il rispetto per la Scala del calcio, a San Siro non ci penso proprio. Semmai vorrei trovare qualche spazio inedito. E in fondo, questo riflette il mio modo di essere: scegliere vie alternative».
Milano ti piace?
«Tantissimo. Sono lontano dall'Italia da sette anni, prima in Messico per studiare e da quattro anni a Londra; ma se tornassi sceglierei proprio Milano, una città con cui ci ho messo un po' a fare amicizia, ma poi quando la lasci ti manca. Qui ho tanti amici e poi mi piace perché ha un respiro europeo e perché posso vivere una vita quasi normale. Sono uno di quelli che difende Milano con i romani e Roma con i milanesi…».
Perché vivere a Londra?
«Potrei rispondere che, con tutto il rispetto per l'Italia, tra le realtà più competitive e felici del globo, volevo fare un'esperienza di vita in quello che reputo il Paese più civile al mondo. E in parte è così: neanche in America c'è così tanta accettazione. Ma c'è qualcosa di più: se fai musica Oltremanica è il paradiso. Ogni giorno ascolti di tutto: musiche e suoni diversissimi tra loro sono uno stimolo e un'ispirazione continui. Inoltre a Londra sono un signor nessuno: vado nei pub con la maglietta azzurra a vedere le partite di rugby dell'Italia e mi offrono da bere non perché sono Tiziano Ferro, ma perché amano gl’italiani. Lassù non ho mai perso contatto con la normalità dell'esistenza e sto mettendo su casa».
E pensare che ai tempi di «Rosso relativo» (2001) le banche non ti hanno nemmeno concesso il mutuo…
«Mi sono ritrovato popstar, ma senza privilegi e squattrinato. Tutta colpa di un contratto che ho firmato a 18 anni. Sembrerà strano, ma è solo con il nuovo disco che la maggior parte dei proventi finisce nelle tasche del sottoscritto. Ma in fondo i soldi non sono tutto: grazie alla mia musica, sono stati anni splendidi».
Una riflessione sull'invasione delle classifiche di vendita dei protagonisti dei talent-show musicali stile «Amici» e/o «X Factor»?
«Un po' mi sento colpevole. L'ep di Giusy Ferreri con Non ti scordar di me, il singolo che le ho scritto, ha venduto più di 300mila copie. Un'enormità. È divertente notare che dopo il “fenomeno Giusy“ ora sia tutta una corsa dei discografici a buttar fuori ep al termine dei programmi. Ma sarà difficile ripetere il risultato di Giusy».
Per chiudere, pregi e difetti di Tiziano Ferro.
«L'intransigenza assolutista il difetto; l'ironia e anche la pazienza i miei pregi».