Sul patriota ironia senza stile dei Vanzina

Sulla battuta di Diego Abatantuono nel film 2061 («Ora vi faccio vedere
come muore un patriota») è nata una polemica con i Vanzina, subito
sedata con stile da Graziella Quattrocchi

Se sull'inopportuna battuta recitata da Diego Abatantuono - «Vi faccio vedere come muore un patriota» - nel film 2061 Un anno eccezionale dei fratelli Vanzina non è nato quel che si dice un «caso», lo si deve a Graziella Quattrocchi. La quale s'è detta sì dispiaciuta ed anzi, addolorata per la parodia burlesca sulla sorte e le ultime parole del fratello Fabrizio, assassinato nella primavera del 2004 dai terroristi islamici irakeni. Ma ha evitato di pronunciare la parola «indignazione», asso di bastoni di quella società detta civile sempre pronta ad aprirlo, il «caso», per poi lucrarci sopra.

Di più: gettando acqua sul fuoco, la signora Quattrocchi è arrivata a dire che forse il riferimento a Fabrizio è stato involontario, comunque una «leggerezza». Che lezione! Chapeau. Il garbo di Graziella Quattrocchi non deve però suonare come una assoluzione: noi stimiamo i fratelli Vanzina che magari fanno storcere il naso ai critici togati, ma riempiono le sale dando linfa all'anemico cinema italiano. Sappiamo anche che il loro, di cinema, si compiace di affondare a piene mani nelle situazioni e nel gergo più grossolano quando non proprio triviale. A ciascuno il suo, però a tutto c'è un limite: c'è un limite alla parodia, alla caricatura, alla sguaiata presa in giro. La battuta messa in bocca ad Abatantuono è tremenda perché irride la tragedia di un uomo, perché banalizza parole che furono di aperta sfida e di incommensurabile dignità: «Ora vedrete come muore un italiano». Non le si può, per usare il linguaggio vanziniano, «buttarle in vacca» così. Non si può e non si deve. Anche perché c'è già chi, con altro vocabolario e strumenti, ci si prova da tempo (tanto per dire: nel dar conto della battuta di Abatantuono, Repubblica si riferisce a Fabrizio Quattrocchi come al bodyguard. E a Graziella come alla «sorella del bodyguard».

Un tipaccio, dunque, un fascistone morto perché se l'era bullescamente andata a cercare. Non uno di quei santi o di quelle sante delle Ong, del volontariato o del giornalismo impegnato che, se catturati, meritano la gigantografia al balcone del Campidoglio, la mobilitazione delle masse, l'intervento di Emergency e la consegna alla canaglia islamica di mezza dozzina di sacchi di banconote da cento dollari).