Ma sul referendum Franceschini dà i numeri (sbagliati)

Caro direttore,
per favore fermate Franceschini, è un uomo bello e colto, addirittura uno scrittore di romanzi, ma con i calcoli è una disgrazia. Ogni giorno si indigna per i conti del referendum ed i costi crescono ogni giorno di più. Il sito de «lavoce.info» che ha fatto la stima, stima poi ripresa dai professionisti dell'anticasta Stella & Rizzo, aveva parlato di 400 milioni di euro di maggiori spese in caso di referendum elettorale fatto in altro giorno rispetto all'Election day. Senza preoccuparsi di verificare i «gonfiatissimi» e in parte risibili calcoli. Franceschini ha «cavalcato la tigre» ed i milioni sono diventati prima 460 ed ora 500 e soprattutto ha indicato l'accorpamento del referendum con le elezioni come il mezzo per dare questi fondi alle forze dell'ordine.
Se invece di esternare questo dramma si fosse preso la briga di leggere almeno l'articolo senza entrare nella correttezza dei calcoli (sono stati raddoppiati per errore i compensi agli scrutatori) si sarebbe accorto che più di 200 milioni del totale dei costi stimati sono costi indiretti come il valore del tempo impiegato per recarsi ai seggi due volte o il costo di eventuali baby sitter per tenere i bambini a casa il lunedì successivo alle elezioni (nonostante le scuole siano chiuse in 19 regioni su 20). Io non scrivo libri e sono un semplice ragioniere, ma non riesco a capire come il valore del tempo utilizzato per recarsi ai seggi potrebbe essere utile per aumentare gli stipendi ai poliziotti. Infine ricordo che uno dei costi diretti inseriti nell'analisi (valore desunto dai dati del referendum 2006) è quello dei 63,5 milioni di compensi erogati al personale di pubblica sicurezza utilizzato per il referendum, pertanto si tratta di soldi già destinati alle forze dell'ordine che non vedo come possa essere utilizzato per aumentare i loro compensi. Per favore fermatelo.
-Torino

Fermare Franceschini? E perché mai? È uno spasso. Da quando qualcuno gli ha fatto credere che poteva fare davvero il segretario, ci sta regalando una serie di chicche che nemmeno Pecoraro Scanio ai tempi d’oro. Quando si mette a far di conto, poi, è davvero strepitoso. Che ci vuole fare? Essendosi reso conto di non avere i numeri, li dà. Che con l’aritmetica avesse qualche problema, del resto, era stato subito evidente quando aveva proposto una tassa ai redditi superiori ai 120mila euro da destinare ai meno abbienti (cioè a quelli con un reddito inferiore ai 6mila euro): a conti fatti risultava che i meno abbienti avrebbero incassato 53 euro l’anno, cioè 4,40 euro al mese. Un caffè a settimana, insomma. Adesso s’è avventurato nei calcoli sul referendum che evidentemente sono troppo astrusi per la sua mente letteraria. E, come lei giustamente sottolinea, arriva a paradossi celestiali, compreso il pio desiderio di voler ricompensare i poliziotti con il «valore tempo», cioè i minuti che gli italiani impiegano per andare al seggio. E lei lo vuole fermare? Ma no, caro Ertola: aspettiamo la prossima, è meglio di Gino Bramieri. Magari si ispirerà ancora al mitico «lavoce.info». Ci ha fatto caso? Quel sito è diventato il nuovo oracolo italiano, il guru fatto economia, il totem esoterico della democrazia. Per carità, ci lavorano grandi esperti. Ma le ultime vicende finanziarie ci hanno insegnato che degli esperti di economia è meglio diffidare un po’. E poi, come diceva un mio vecchio maestro, attenti a quelli che giocano con troppi numeri perché, si sa, i numeri sono come i bikini: quel che mostrano è interessante, quel che nascondono è vitale.