«Sul referendum la sinistra criminalizza Bossi»

Il leader leghista: «Alzano il polverone per non far capire cosa c’è in ballo»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«Polemiche forzate e ipocrite». Da Bruxelles Silvio Berlusconi definisce seccamente le reazioni all’intervento di Umberto Bossi per il referendum del 25 giugno. E aggiunge di aver visto «da parte della sinistra solo slogan senza motivazioni reali. Tutte cose che non hanno nessun fondamento nella realtà». Meno disponibile verso Bossi Gianfranco Fini: «Fuori luogo e certamente eccessivo, ma la sinistra eviti di criminalizzare», è il suo commento. Dal vertice Ppe di Meise in Belgio Pier Ferdinando Casini preferisce non pronunziarsi e passa ad altri la questione. A raccoglierla, il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, che prende decisamente le distanze: «Le parole del leader della Lega sono inaccettabili non solo per la sinistra, ma anche per noi. Sia chiaro che su questa linea l’Udc non c’è mai stata e non ci sarà mai». Si alza il livello delle polemiche non solo tra i Poli ma anche dentro la Cdl dopo l’intervista rilasciata al Tg1 da Umberto Bossi che ha poi replicato quelle frasi in un comizio a Montichiari: «Se vince il no il paese democraticamente non cambia e bisognerà trovare altre vie». E subito una cascata di reazioni: «Le leggi dello Stato si rispettano, soprattutto i referendum - precisa il ministro Mastella -. O lui risponde solo al popolo lombardo?». E lancia una ciambella all’Udc, «che ha detto chiaramente no a queste parole inopportune e insensate, democraticamente e istituzionalmente». Tono più duro quello di un altro ministro del centrosinistra, il verde Pecoraro Scanio: «Le affermazioni incendiarie del leader della Lega sono un violento attacco alla democrazia e al civile confronto politico. È sempre più chiara la vera natura della riforma varata dalla Cdl sotto il ricatto della Lega: uno sfascio istituzionale». «Dichiarazioni fuori dalla grammatica democratica» afferma il presidente dei senatori dell’Ulivo, Anna Finocchiaro. Il centrodestra, tranne l’Udc, si schiera a difesa di Bossi e secondo Margherita Boniver, di Fi, «il diluvio di dichiarazioni devastanti di esponenti del centrosinistra che strumentalizzano le parole di Umberto Bossi, è il chiaro sintomo di come l’attuale maggioranza voglia distogliere l’attenzione dal marasma in cui si trova il Governo Prodi». «Bossi ha posto una questione politica che va oltre lo stesso referendum» afferma Sandro Bondi, che risponde anche alle accuse della Finocchiaro: «Se la presidente dei senatori ds avesse letto con più attenzione le mie dichiarazioni...», e aggiunge: «La questione posta da Bossi è un grido d’allarme che non va sottovalutato, perché descrive una situazione di disagio del Nord produttivo di fronte a un governo che, con una miscela di protervia, dilettantismo e sete di potere, sta spostando la barra dell’Italia verso l’indietro tutta».
Scende in campo in difesa di Umberto Bossi il coordinatore delle segreterie leghiste, Roberto Calderoli che accusa la sinistra «di becere mistificazioni». «Io sono per il muro contro muro delle idee, ma con lealtà - ribatte -. Evidentemente il fronte del no non ha altre bugie da sparare in questo in momento». «Bossi - chiarisce il coordinatore delle segreterie leghiste - ha spiegato che davanti a una vittoria del no sarà molto difficile se non impossibile spiegare al popolo, che da troppi anni attende un cambiamento, che la democrazia non era la strada maestra per cambiare e che bisognerà aspettare chissà quando».
In tarda serata lo stesso Bossi è tornato sull’argomento. «La verità è che fan casino, sollevano un polverone, per non fare capire alla gente quello che c'è in ballo», ha detto il capo della Lega. «Stanno levando la speranza alla gente - ha proseguito Bossi - e questo potrà creare delle conseguenze gravi. Vogliono che tutto rimanga com'era, vogliono prendersi i soldi del Nord. E così facendo creano nella gente la confusione e anche la disperazione. Questo è il pericolo vero. Per questo fanno polemiche assurde sulle mie parole».