«Sul set fingo, nella vita non so farlo»

Assetata di potere, in cerca di vendetta, crudele con chi tenta di ostacolarla. È Rosalia Abate, la donna boss della mafia di Squadra antimafia - Palermo oggi 2. Ed è anche Giulia Michelini, l’attrice che le presta per la seconda stagione il volto nella fiction che si conclude giovedì su Canale 5 (in prima serata). Un volto che, in realtà, più che cattiveria ispira dolcezza. Ha solo 25 anni, Giulia, ma è già la nuova stella della fiction made in Italy. Richiestissima, l’abbiamo già vista in varie stagioni di Distretto di polizia e di Ris, e in La scelta di Laura. E al cinema ha recitato, tra gli altri, in L’ultimo bacio, Ricordati di me e Baciami ancora di Muccino, ma anche in La ragazza del lago di Andrea Molaioli e Cado dalle nubi, film rivelazione di Checco Zalone. Lei, però, si è fatta conoscere anche per le sue bizzarrie: poco più di un anno fa, al Chiambretti night, scoppiò un piccolo «caso Michelini» quando, agitata oltre ogni misura, non riuscì a rispondere a quasi nessuna domanda dell’intervista di Pierino, continuando a muoversi scompostamente, impappinandosi e farfugliando. Un paio di mesi fa è tornata da Chiambretti e ha rimediato alla figuraccia, spiegando che non era riuscita a gestire l’imbarazzo (e che non era ubriaca o drogata come qualcuno azzardò).
Partiamo da lì: quindi si trattò di timidezza.
«Quando so di dover fingere, sono brava. Quando devo parlare di me, come da Chiambretti, è diverso: mi sento esposta, non riesco a fingere. Ma sto imparando».
Come si è trovata nei panni del boss di «Squadra antimafia»?
«È stata una bella prova, un ruolo difficile su cui ho lavorato a fondo. Soprattutto, un ruolo interessante: di solito alle donne giovani sono offerti ruoli secondari o “leggerini”».
Quindi Rosy non le è molto affine.
«Sono più portata per i ruoli solari e divertenti. Penso di non aver ottenuto il mio 100 per cento nonostante il mio impegno. Ma è comunque andata bene».
I suoi genitori sono magistrati. Com’è che lei è diventata attrice?
«Me la sono sudata. Penso che in fondo avrebbero preferito fossi diventata medico o avessi seguito le loro orme. Ho iniziato a lavorare in tv a 17 anni, per loro è stata dura da digerire, dovevano firmare i miei contratti e la scuola ne risentiva».
Le fiction sulla giustizia e la mafia, le miniserie «Aldo Modo - Il presidente» e «Paolo Borsellino»: c’è lo zampino dell’aria respirata a casa?
«No. Però sono riuscita sempre a capire la storia e avevo una certa familiarità con i termini tecnici e lo svolgimento delle vicende».
È d’accordo con chi dice che per chi fa tv è difficile lavorare anche nel cinema?
«Sembra un cliché, ma credo che purtroppo sia vero. Dipende molto dall’intelligenza dei registi, ma ci sono parecchi pregiudizi in proposito».
Lei però ha lavorato tanto anche sul grande schermo. Meglio la fiction o la tv?
«Ho avuto la fortuna di fare serie di livello medio-alto, e so che è un genere che rispecchia la società di oggi, nel bene e nel male. Non snobbo la tv ma confesso che sono un po’ stanca, vorrei concentrarmi sul cinema, spero di avere presto delle occasioni».
È vero che ha rifiutato un ruolo per Ken Loach?
«No. È andata così: mi ha cercata per propormelo, ma ero irreperibile. Non avrei mai detto no, spero in una seconda chance».
Lei ha anche un bimbo di 5 anni. Riesce a gestire maternità e carriera?
«Ci riesco, anche se è difficile. Bisogna mettere in conto che in certi momenti si trascura l’una o l’altra».
«Squadra antimafia - Palermo oggi 2» si conclude giovedì. Dove la vedremo prossimamente?
«In due film per il cinema: a breve in Immaturi, di Paolo Genovese, e in autunno in Febbre da fieno di Laura Luchetti. In tv, non si sa se ci sarà una terza stagione per questa serie e se Rosy Abate ci sarà ancora».