Sul tavolo della Moratti il tunnel dei Bastioni

Costerà 2 miliardi, che potrebbero versare i privati. Già calcolato il pedaggio

Giannino della Frattina

Un tunnel sotterraneo di trentaquattro chilometri (comprese le quattordici rampe d’ingresso) scavato a 40 metri di profondità sotto la cerchia dei Bastioni per inghiottire il 50 per cento del traffico in città e almeno il 10 per cento dello smog. Potrebbe essere questa una delle iniziative promesse dal sindaco Letizia Moratti e che la sua giunta dovrebbe realizzare contemporaneamente o magari in alternativa (come piuttosto suggerirebbero i partiti della coalizione che l’appoggiano), al ticket d’ingresso in città.
La maxi opera, il cui piano è già stato ultimato da Progetto Milano bastioni, società promotrice appoggiata da sponsor illustri come Camera di commercio, Assimpredil, Assolombarda, Banca intesa, Progetto Milano, aveva già avuto il via libera dell’ex sindaco Gabriele Albertini, giunto a fine mandato ma convinto della necessità di assicurarle il timbro di «opera di pubblica utilità» necessario per dare il via all’iter amministrativo. Un entusiasmo che aveva contagiato anche Letizia Moratti, tanto che l’allora aspirante sindaco le riservò uno dei posti d’onore nel suo programma elettorale. Ora il fascicolo è arrivato sulla sua scrivania e su quelle degli assessori Edoardo Croci e Carlo Masseroli a cui spetterà il compito di valutare la fattibilità dell’impresa. E il termine è tutt’altro che casuale, se si considera che si parla di un’operazione da 2 miliardi di euro e 7 anni di cantieri aperti. Una cifra monstre che però, assicurano gli ideatori, peserà pochissimo sui milanesi perché realizzata in project financing. Chi la realizza ne avrà la concessione e potrà incassare il pedaggio per un lungo periodo. «Senza contributo pubblico e con una concessione di 49 anni - azzarda seppur con prudenza l’ingegner Giancarlo Parola - il pedaggio potrebbe essere fissato a 0,8 euro al chilometro. Si potrebbe scendere a 0,6 euro con un contributo di 300 milioni di euro finanziati dal Comune insieme ad altri enti. Parliamo di 100mila veicoli al giorno che potrebbero finalmente attraversare la città a una velocità di 50 chilometri all’ora».
Lo scoglio dei finanziamenti pubblici, dunque, ma che appare superabile se si pensa che un calcolo approssimativo ha fissato in 10 milioni all’anno le ore perse in trappola nel traffico. Ore che, moltiplicate per il minimo costo orario di un dipendente, fanno in totale 600 milioni di euro che finiscono nel fumo dei tubi di scappamento. «La velocità - spiega l’ingegner Diego Meroni, consigliere di Progetto Milano Bastioni -, passerà da 240 secondi al chilometro a 72. Anche se far correre i milanesi non è il nostro scopo, ciò significa far risparmiare tempo, benzina, incidenti e inquinamento. Grazie ai filtri per la depurazione, infatti, l’aria dalla galleria tornerà in superficie perfettamente pulita. E, dove oggi ci sono le macchine, con un’operazione di riqualificazione urbana si potranno vedere verde, alberi, giardinetti con giostre per i bambini e piste ciclabili».