Sul tesoretto Palazzo Chigi e Unione ai ferri corti

Roma - «Dobbiamo essere compatti, fare squadra. Siamo sotto bombardamento mediatico». Romano Prodi prova a fare la voce grossa; a richiamare la compattezza dell’Unione. Dario Franceschini lo frena sul nascere. L’occasione viene dal vertice sul Documento di programmazione economica e finanziaria, che si svolge nella Sala Verde di Palazzo Chigi intorno a un tavolo che vede dirimpettai governo e maggioranza. «Vorrei ricordare - dice il capogruppo dell’Ulivo alla Camera - che è chi siede da questa parte del tavolo ad esprimere il governo».

Quasi un avvertimento a Prodi, condiviso anche dai Ds. Al quale il premier replica stizzito: «Anch’io avrei qualcosa da dire a proposito della maggioranza...». E fa cadere la frase. In questo clima si apre il vertice che avrebbe dovuto delineare l’ammontare del «tesoretto», definire lo strumento - decreto legge - per spenderlo, tratteggiare le linee di politica economica con il Dpef. In realtà, non succede nulla di tutto questo. Tommaso Padoa-Schioppa annuncia che le «richieste inquietanti» che arrivano dalla maggioranza sono superiori di almeno 3-4 volte rispetto alla disponibilità. Poi spiega che non può indicare l’ammontare del «tesoretto» prima dei dati completi sull’autotassazione. «Le cifre ballano in peggio - osserva il ministro dell’Economia -. La spesa non è sotto controllo».

Le sue proiezioni parlano di un «tesoretto» sempre più risicato. Tant’è che nella maggioranza qualcuno pensa di agire sul deficit: rialzarlo dal 2,3 a valori prossimi al livello previsto dalla Finanziaria, 2,8%; sfidando la contrarietà della Commissione Ue. Le frasi del ministro scatenano l’ala moderata della maggioranza. «Siamo profondamente insoddisfatti», commenta Mauro Fabris dell’Udeur. Ironico Massimo Donadi dell’Italia del valori: «Tps ci ha fatto giocare a tennis senza palline...». Vannino Chiti prova a gettare acqua sul fuoco: «Ci sarà un nuovo incontro il 25 giugno prossimo». Soddisfatta Rifondazione comunista: «Abbiamo definito la road map», commenta Gennaro Migliore. Che sarebbe la seguente: il 28 giugno il governo presenta il Dpef e il bilancio d’assestamento; in luglio, dopo i dati sull’autotassazione, presenta un decreto legge per spendere il «tesoretto». «Ci stanno prendendo in giro», manifesta la sua insoddisfazione Fabris. «Se il “tesoretto” è oggi di 2,5 miliardi, si potevano utilizzare per eliminare l’Ici sulla prima casa: costa 3 miliardi. Invece, niente. Ancora una volta, un rinvio». Il capogruppo mastelliano sospetta che dietro questa strategia ci sia un accordo sotterraneo fra Prodi e la sinistra massimalista, che attende l’incontro di oggi con le parti sociali per definire l’atteggiamento da tenere in Parlamento.

Il sospetto è che l’operazione punti a rinviare ogni intervento con la legge finanziaria, a settembre. E proprio nella legge di bilancio del 2008 entreranno - dice il governo - le misure del cuneo fiscale per banche e assicurazioni (erano previste in un decreto che verrà fatto decadere). «Invece, dobbiamo dare risposte subito al mondo delle imprese: a cominciare - è sempre Fabris - dagli studi di settore». Ironico Roberto Villetti (Rnp): «In fin dei conti questo è il governo che taglia le tasse dopo le elezioni, mica prima; sennò poi ci accusano di cercare facile consenso. Ecco dove siamo finiti».