«Sul testamento biologico niente passi indietro»

Per il vescovo «dopo Eluana c’è il rischio che per migliaia di casi si proceda per via giudiziaria»

da Roma

La Chiesa italiana resta contraria al testamento biologico pur aprendo alla possibilità di una legge sul «fine vita» nella quale però non vi sia spazio per «l’accanimento terapeutico» né per «l’abbandono» del paziente e la sospensione di alimentazione e idratazione. Lo ha detto ieri monsignor Giuseppe Betori, nell’ultima conferenza stampa da Segretario della Cei, incarico che fra qualche giorno abbandonerà dopo la nomina ad arcivescovo di Firenze e la designazione, come coordinatore della conferenza episcopale, del vescovo di Noto Mariano Crociata.
Betori ha risposto a una domanda sulle parole che il cardinale Angelo Bagnasco aveva pronunciato la scorsa settimana auspicando per la prima volta una legge su questa delicata materia. Il Segretario uscente della Cei ha ammesso che fino a qualche mese fa i vescovi avevano dichiarato che una legge non era necessaria, «ma la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro ha dimostrato che l’assenza della legislazione non significa protezione delle persone deboli». Di fronte alla possibilità concreta che per migliaia di casi si proceda per via giudiziaria, la Cei si è convinta della necessità di una normativa «sul fine vita, non tanto per dire qualcosa sulle proprie volontà - ha spiegato Betori - ma per proteggere questo momento. E questo nella linea dell’enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II che raccomanda di lavorare per una legge che sia la migliore possibile».
Betori ha minimizzato le divergenze esistenti nel mondo cattolico sull’argomento («Non c’è nessun dramma, il dibattito c’è stato sempre») e ha precisato che il cambiamento «non è stato voluto da noi ma da chi ha fatto uso in un certo modo delle norme esistenti». «Quando il cardinale Bagnasco ha parlato della necessità di “dichiarazioni certe” - ha aggiunto ancora il Segretario della Cei - si riferiva al fatto che non possono essere derivate da stili di vita o da parole dette in conversazioni. Per noi, è il medico che deve avere in mano la decisione sulle terapie, tenendo conto ovviamente delle sue volontà, ma non su idratazione e alimentazione, che non sono terapie e che non si possono interrompere».
Nel corso della conferenza stampa Betori ha parlato di immigrazione, spiegando che «l’apertura all’accoglienza non significa il venir meno dell’attenzione ai problemi della sicurezza», riconoscendo allo Stato il «dovere di difendersi dagli abusi» pur auspicando che non si «chiuda la porta al ricongiungimento familiare». Il vescovo ha quindi parlato del federalismo, ricordando come sia nel Dna dei cattolici; ha detto che la legge Carfagna sulla prostituzione va «nella linea della rottura di questa pratica ignominiosa», pur precisando che la Cei avrebbe preferito non vi fosse «penalizzazione delle donne».