Sul tetto del pullman, poi tutti in piazza Duomo

Negati il Vigorelli, l’Arena e San Siro. Alle 23 l’abbraccio con la marea dei tifosi. Il capitano Zanetti: "Titolo dedicato a chi non c’è più: Facchetti, Prisco, Lorenzi. La famiglia nerazzurra"

Milano - I più incoscienti, scaramanticamente parlando, erano in piazza Duomo già alle 15, radiolina all’orecchio. Così al 90° sono stati i primi a sventolare le bandiere e dare il via alla festa. Poi? Beh, poi è scoppiato il carnevale nerazzurro, da far impallidire Rio. Le strade si sono riempite, il traffico è impazzito, dirottati tutti i tram che incrociano il centro. Alla fine almeno 30mila persone hanno occupato il centro di Milano.
Stesse scene di giubilo a 350 chilometri di distanza: nello stadio di Siena capitan Zanetti viene portato in trionfo dai tifosi e Cambiasso getta la maglia in curva. E ancora Burdisso, uscito acciaccato dal campo, trova la forza di saltellare su una gamba sola «chi non salta milanista è», Mancini con la maglia numero 15, gli scudetti vinti, fa il giro del campo e Moratti viene fatto bersaglio degli immancabili gavettoni. Tanto entusiasmo, forse troppo per le nuove regole antiviolenza: 9 tifosi sono stati denunciati per invasione di campo.
Questo appuntamento gli interisti lo aspettavano da quasi vent’anni e molti tra coloro che festeggiarono l’ultimo scudetto, nell’89 erano in calzoncini corti e adesso hanno quasi i capelli bianchi. Uno spettacolo filato via liscio come l’olio, niente danni o feriti, solo petardi, fuochi d’artificio, fumogeni, cori. Spuntati quasi dal nulla chioschi di bibite e panini e bancarelle con magliette, striscioni e trombe che hanno fatto poi il contrappunto a tutto il pomeriggio e a tutta la sera. Tutto un via vai e un tripudio, con immancabile pellegrinaggio alla vicina via Durini, dove al 24 ha sede l’Inter.
Alle 20 ancora 15mila persone in piazza, le altre a girare clacson spiegati e stendardi al vento. Fino a quando si sparge la voce che la squadra è atterrata a Malpensa e passerà all’hotel Meliá. Alle 22, ad attendere l’arrivo del pullman un centinaio di tifosi in visibilio. I giocatori salgono sul tetto del mezzo e riprendono «chi non salta rossonero è». Zanetti va incontro ai tifosi, è l’immagine della gioia. Interista di più lungo corso, ha masticato amaro ma adesso finalmente, dopo lo scudetto «assegnato», può godersi quello conquistato sul campo. Tutto un altro sapore.
Alle 23 finalmente il grande abbraccio con tutti i tifosi. Lunghe trattative per avere uno spazio adeguato (il Vigorelli, l’Arena Civica, San Siro), andate a vuoto e alla fine il Comune concede le finestre dell’assessorato allo Sport che si affacciano giusto su piazza Duomo. E la festa riprende, per continuare fino a notte fonda.