«Sul Tfr un accordo che frena la crescita»

Antonio Signorini

da Roma

Qualche modifica di dettaglio, l’assicurazione che le compensazioni partiranno dal 2007 e il «boccone amaro» del Trattamento di fine rapporto è andato giù anche a Confindustria. Ieri pomeriggio, dopo una mattinata di trattative continue tra Palazzo Chigi e Viale dell’Astronomia, il nuovo regime per le liquidazioni dei lavoratori ha preso il largo, secondo i contenuti concordati la settimana scorsa, senza cambiamenti di rilievo e con la benedizione della principale associazione datoriale e di Cgil, Cisl, Uil.
Confermata la vera novità, che consiste nella soglia di 50 addetti per le imprese. Al di sotto le aziende potranno trattenere, nel caso il lavoratore ne faccia esplicita richiesta, le quote di Tfr. Le aziende che hanno più di 50 dipendenti dovranno invece rinunciarvi completamente, visto che il Tfr andrà o ai fondi pensione o all’Inps.
Non c’era nessuna speranza che su questo punto cambiasse qualcosa. E anche il vicepresidente Alberto Bombassei, che ha partecipato alla fase finale della trattativa insieme al presidente della confederazione Luca Cordero di Montezemolo, è stato costretto a farsene una ragione. Ora, ha assicurato, il boccone è «un po’ meno amaro». Ma i mal di pancia degli industriali non sono scomparsi, come dimostrano le parole del presidente di Assolombarda Diana Bracco che ha definito la misura un «disincentivo alla crescita». Bracco aveva chiesto a Montezemolo di firmare con riserva il protocollo. Consiglio che il presidente di Confindustria non ha seguito.
Alla fine dell’incontro Montezemolo ha dato una valutazione positiva dell’intesa, puntando sul decollo della previdenza integrativa («È positivo per i giovani») e sulla promessa che, in futuro, il governo Prodi metterà mano ai nodi strutturali. «Bisogna andare oltre la Finanziaria e pensare alle riforme», ha spiegato Montezemolo. A far svanire gli ultimi dubbi di Confindustria è stata in realtà la partita delle compensazioni per quelle imprese che si vedranno sottrarre le quote di Tfr accantonate. Il direttivo straordinario di Confindustria aveva dato mandato al presidente di trattare su questo punto. E alla fine le rassicurazioni del governo sul fondo di garanzia, su uno sconto da applicare agli oneri impropri e sull’avvio di una trattativa con le banche per il credito agevolato, le stesse previste dalla riforma Maroni, sono state ritenute sufficienti. Nel 2007 la somma per risarcire le imprese è stata confermata in 400 milioni di euro.
Confindustria ha anche confermato la convinzione che quello sul Tfr sia un provvedimento temporaneo (nel 2008 è prevista una verifica della riforma, in particolare per quanto riguarda il trasferimento di parte delle quote di Tfr all’Inps). Ma, quando tutti avevano già firmato, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha raffreddato gli entusiasmi. «Non posso immaginare - ha detto - che sia revocato» nel 2008, «però possono essere utili degli aggiustamenti». Nessun commento dalla parte industriale.
Il governo ha incassato soddisfatto. Prodi ha fatto notare a Confindustria che «mai come in questa Finanziaria sono state destinate quantità enormi di risorse per le imprese e lo sviluppo». E il commissario europeo Almunia è andato in soccorso dell’esecutivo sul delicatissimo fronte degli effetti sulle finanze pubbliche, assicurando che il passaggio del Tfr all’Inps, «interviene dal punto di vista contabile come riduzione del deficit». In altre parole serve a fare cassa, anche se peserà sui conti pubblici come se fosse debito pubblico contratto con i lavoratori. Soddisfatto anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano, che ha fatto i conti: al fondo di Tesoreria presso l’Inps potrebbero arrivare circa 6 miliardi l’anno su 19. Ai fondi per le pensioni il 40 per cento.
Soddisfatti Cgil, Cisl e Uil, le cui richieste sono state totalmente accolte. E che ieri hanno messo al sicuro anche la richiesta di un trattamento fiscale privilegiato per i fondi contrattuali. «Decisivo», ha sottolineato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. Di tono opposto i commenti dell’opposizione. Ancora una volta il giudizio più duro è stato quello dell’azzurro Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Lavoro, che giudica quello di ieri «un accordo tra burocrazie confindustriali e sindacali, che inseguono obiettivi propri e non dei loro associati».