Sul treno dei fedeli in marcia verso Lourdes

Notte insolita e luogo poco comune vista l'ora. L'orologio del binario segna le tre, è buio e il freddo inizia a farsi sentire alla stazione di Brignole, ma non importa! Il treno sta arrivando e i miei disagi personali lasciano il posto all'emozione. Sono avvolta da una mantella blu, vestita di camice azzurro, grembiule bianco e da una cuffia segnata da una piccola croce rossa, simbolo dell'Unitalsi. Sono una volontaria e con il pensiero rivolto alla grotta aspetto il famoso «treno bianco» con destinazione Lourdes. Mi accorgo di non essere sola, poco distante da me un gruppetto di persone, lì per lo stesso motivo. Respiro lentamente e sorrido, quando vedo sbucare il treno che lentamente squarcia il silenzio della notte. Arriva da Frosinone con il suo consueto ritardo, ma nessuno di noi si lamenta, perché lo sappiamo. Il «treno bianco», è un treno davvero speciale. Le porte si aprono e finalmente salgo nella carrozza dei barellati. Mi accorgo subito che qui si respira un'aria di gioia e di amore, malgrado le difficoltà del viaggio. Sistemo i due sacchetti stracolmi di «fugassa zeneize» che distribuirò alla luce del giorno a pellegrini, volontari e a molti dei «pazienti speciali» che affollano le carrozze. Il dolce canto dell'Ave Maria, la preghiera, il ritrovarsi insieme e la riscoperta della forte appartenenza alla vita cattolica sono la forza che spinge veloce questo treno verso Bernardette. Non c'è spazio per la polemica, non c'è tempo per le minacce e né la voglia di offendere nessuno. «Non si tratta di sentimentalismo di pietà, ma di puro e semplice rispetto per chi la vita cristiana la vive e la indica - spiega Tommaso Nardozi, responsabile del treno -. Mi riferisco chiaramente alle minacce contro il monsignor Bagnasco, costretto a vivere scortato per le infamanti scritte apparse sui muri di Genova e di altre città italiane. È un segnale di criticità allarmante che deve coinvolgere tutti, cattolici e non, perché la violenza nei confronti della Chiesa ha superato davvero ogni limite».
E mentre il Consiglio comunale di Genova ha avuto delle esitazioni nel votare la mozione di solidarietà, per l'opposizione di alcuni rappresentanti di partito, qui su questo treno invece di mozioni ne sottoscriverebbero cento forse anche mille a favore di un prelato, reo di aver espresso la contrarietà della Chiesa ai Dico. Le sorelle di assistenza, i barellieri, i medici, il farmacista, i sacerdoti, i pellegrini e quanti colpiti dalla malattia e dalla sofferenza, ribadiscono infatti il loro «no» a chi intenzionalmente colpisce quotidianamente valori morali e principi etici e religiosi. «Esprimiamo solidarietà - dichiara don Gianni, guida spirituale a Lourdes del pellegrinaggio - a chi in questo momento pronuncia il vero significato di cosa vuol dire essere cristiani, perché a nostro avviso ciò che sta accadendo è un attacco generalizzato verso la Chiesa ma anche verso la stessa democrazia». Attraversiamo la Francia a gran velocità, la stanchezza aumenta ma i chilometri si riducono. E poi tra preghiere e canti, ecco la stazione di Lourdes. Ordinati e carichi di entusiasmo ci avviamo verso il «Salus», l'ospedale costruito dall'Unitalsi per accogliere i fedeli italiani. Un'esplosione di folla, silenziosa, raccolta e ordinata arriva così ai piedi della grotta dove una «Signora» vestita di bianco, avvolta da una fascia azzurra fino ai piedi, con le mani congiunte e in atteggiamento di preghiera, ci «accoglie». Tutti lì a sostare davanti alla grotta, con gli occhi rivolti a Maria. Occhi sereni, senza lacrime e con visibili segni di una fragilità umana. E accanto, il fiume che scorre, silenzioso, quasi a non voler disturbare la preghiera dei pellegrini, dei volontari e dei sofferenti nel corpo e nello spirito. Quella magia del luogo che non dimenticherò mai.