Sul treno sospeso nel vuoto: «Un finimondo»


La pioggia ha concesso una tregua, alcune ore dopo il disastro il sole illumina il vagone rimasto in bilico sui binari, come sospeso nel vuoto sul cratere scavato dal fango, una specie di macabro monumento all’emergenza che ha colpito la Puglia. E adesso i passeggeri dell’Eurostar 9410 Taranto-Milano trovano la forza di ripercorrere quei tragici istanti, quando il treno è deragliato sotto le bordate del maltempo. «È successo il finimondo, un terremoto», dice Michele Giudice, vicequestore in pensione, 79 anni, di Taranto, uno dei trenta feriti nell’incidente che avrebbe potuto provocare una strage: ha riportato lo schiacciamento di una vertebra, alcune costole sono incrinate, i medici dell’ospedale di Grumo Appula dicono che guarirà in una trentina di giorni. «Nella seconda carrozza eravamo in sei – racconta – e il vagone dinanzi al nostro si è spezzato; un ragazzo accanto a me invocava il Signore, io ero seduto e sono stato sbalzato in alto ricadendo sul sedile», aggiunge mentre ricorda quei momenti interminabili.
Erano passate da poco le sei e mezzo quando il convoglio ha attraversato la Murgia barese, nel tratto compreso tra Acquaviva delle Fonti e Sannicandro, un angolo di Puglia che si è sbriciolato per le ondate di fango alimentate dalla pioggia. «Ho fatto un volo», racconta Giudice, il più grave dei feriti, il quale spiega che «una donna si è rotta un piede e un uomo si è fatto male al collo». È stato un attimo: il nubifragio ha provocato uno smottamento, il convoglio è stato spinto fuori dai binari. Poi le urla, la corsa verso la salvezza, verso l’esterno, verso quella fetta di campagna spazzata via dal maltempo. «In un primo momento – dice Giudice, partito per trascorrere un periodo di cure termali – pensavo che le mie fossero solo contusioni, riuscivo a mettermi in movimento ma con grande difficoltà». E invece è stato necessario il trasporto in ospedale.
I passeggeri si sono aiutati, si sono sorretti gli uni con gli altri appena il convoglio ha concluso la sua corsa e si è fermato lì, sul terrapieno diventato all’improvviso un cratere. «Siamo usciti da soli dal vagone – spiega Giudice – aiutandoci tra di noi: siamo stati ore nella scarpata, senza assistenza. Non c’era anima viva», aggiunge. L’operazione di salvataggio è stata annunciata dagli elicotteri. Un’operazione difficile. L’area era inaccessibile, i feriti sono stati adagiati sui carrelli ferroviari e sono stati trasportati nell’ospedale di Grumo Appula. «I primi ad arrivare – dice Giudice – sono stati gli agenti di pubblica sicurezza che purtroppo non potevano scendere nella scarpata perché era incassata in un canalone». Si guardavano intorno, i passeggeri. Si guardavano negli occhi: per farsi forza e per darsi una mano in quella enorme palude di fango. «Una povera signora anziana era ridotta molto male, ho temuto per la sua sopravvivenza», ricorda l’ex funzionario di polizia. Il quale poi punta l’indice contro quella tratta ferroviaria, la Bari-Taranto: «È la seconda volta che qui si verifica un incidente, ci vogliono provvedimenti», dichiara facendo riferimento a quanto accaduto il 3 dicembre scorso, quando l’intercity Reggio Calabria-Torino si scontrò con un treno merci tra Taranto e Bari, a Palagianello: un vagone finì in una scarpata, 78 persone rimasero ferite. Anche allora ci furono gravi difficoltà per i soccorritori, costretti a raggiungere a piedi la zona del disastro. Proprio come ieri, quando le ambulanze si sono trovate su strade impraticabili, spazzate via dai canali in piena, sommerse da una cascata di fango che ha portato distruzione e morte.
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