Sul «Village» incidente diplomatico

L’ambasciatore del Canada in Italia: «Basta col rumore, non riesco a dormire»

Claudia Passa

Non è la prima volta che a turbare il sonno del primo cittadino è la protesta di chi il sonno l’ha irrimediabilmente perduto per il frastuono della movida notturna. Ma se a scrivere è l’ambasciatore canadese in persona, e la manifestazione sott’accusa è uno dei «piatti forti» dell’Estate romana, la situazione si fa assai più scivolosa.
La missiva (protocollo 43501), su carta intestata e firmata dall’ambasciatore Robert Fowler, prende di mira il Gay Village e il rimbombare notturno della musica alle Terme di Caracalla dove, poco più in là, il diplomatico dimora. L’ambasciatore non commenta. Ma si sa che il 26 luglio Gianmario Nardi, dirigente capitolino, «girava» il carteggio al I municipio, sollecitando un «urgentissimo riscontro» e una relazione dagli uffici competenti. Sarà un caso, ma l’Arpa (agenzia regionale per l’ambiente, titolare dei controlli sull’impatto acustico) proprio nei giorni successivi spediva una squadra sul posto per un sopralluogo informale, seguito da una «visita» ufficiale assieme ai vigili del I gruppo che il giorno dopo decidevano un nuovo blitz a sorpresa poiché la sera prima avevano avuto la sensazione che una «talpa» potesse aver messo sull’avviso qualche organizzatore della manifestazione.
I risultati ufficiali delle rilevazioni tecniche non sono ancora stati resi noti. In ogni caso, pare che l’«incidente» (diplomatico) abbia causato non poco imbarazzo fra i vertici del Campidoglio, stretti fra incudine e martello: una vigilanza serrata e «d’imperio» sulla manifestazione darebbe infatti fiato alle trombe della sinistra estrema e/o radical chic e/o politically correct pronta a vedere in ogni azione di controllo un attentato alla «libertà di espressione». D’altro canto, però, sarebbe difficile per il sindaco restare inerte di fronte alla sollecitazione di un personaggio di tal calibro. Il quale nella sua lettera, cortese nei modi ma assai dura nei contenuti, quantifica il suo sonno in 4 ore per notte, e lamenta che diverse telefonate ai vigili si sarebbero concluse con la cornetta sbattuta in faccia. Insomma, la situazione è esplosiva. E a testimoniarlo c’è da una parte la frenetica corrispondenza fra gli uffici, dall’altra l’assoluta segretezza che ha avvolto la vicenda, al punto che quando il Giornale ha provato a informarsi sugli esiti degli accertamenti ha ottenuto in risposta solo il continuo rimpallo da un ufficio all’altro.
«Dopo questa gaffe diplomatica - affermano Marco Marsilio e Federico Mollicone, consiglieri di An in Comune e in I municipio - vorremmo ricordare a Veltroni che altre manifestazioni molto meno invasive, in passato, furono bandite dal centro con la scusa dell’impatto acustico. Non vorremmo dover sospettare che le autorizzazioni siano legate non a parametri oggettivi, ma a chi organizza gli eventi».
Da parte del Gay Village accetta di parlare col Giornale Imma Battaglia: «L’ambasciatore ha scritto anche a noi - dice -. Noi siamo in regola, la nostra manifestazione ha un contenuto multiculturale, e se c’è qualche difficoltà acustica perché l’onda sonora si incanala in un buco d’aria a fianco alla chiesa è perché lo spazio ci è stato concesso all’ultimo momento, e per regolare i parametri tecnici abbiamo fatto miracoli. Comprendo che per l’ambasciatore, abituato a vivere nella quiete delle Terme, ci sia un po’ di disagio, ma in questo momento di tensioni è importante che ci siano manifestazioni come questa. La multiculturalità è anche il nostro modo per rispondere al terrorismo: nei giorni scorsi, ad esempio, siamo stati fieri di ospitare un gruppo di travestiti pachistani...».