Sull’A4 una fila di cantieri. Ma non c’è nessun operaio

L'A4, da casello a casello, è il nostro Luna Park a prezzo modico. Un
serbatoio incredibile di effetti speciali. Come le strisce che
delimitano le corsie. Che scompaiono, riappaiono improvvisamente. Si
sdoppiano, si sovrappongono: le nuove alle vecchie, le vecchie alle
nuove, regalandoci un gioco ipnotico unico al mondo

nostro inviato sulla A4

Centosessantasette chilometri, sette euro e settanta centesimi di pedaggio per non trovare nemmeno uno straccio di cartello che ci confermasse di trovarci su un'autostrada. Milano-Verona, ovvero A4.
Prego non fate gli spiritosi, so benissimo che la sapete lunga, so benissimo che l'abbiamo fatta tutti centinaia di volte quest'autostrada. Ma, forse proprio per questo motivo ci siamo abituati alle code, ai lavori in corso, ai minuti e alle ore che, scorrono inesorabilmente, nella vacuità totale dell'ignoto. Ma se riuscite a guardarla con occhi diversi, almeno per una volta, scoprirete che c'è sempre qualcosa da scoprire lungo quest'arteria un po' incrostata. Anch'io mi sbagliavo, anch'io credevo di sapere giù tutto. E invece no. Perché l'A4, da casello a casello, è il nostro Luna Park a prezzo modico. Un serbatoio incredibile di effetti speciali. Come le strisce che delimitano le corsie. Che scompaiono, riappaiono improvvisamente. Si sdoppiano, si sovrappongono: le nuove alle vecchie, le vecchie alle nuove, regalandoci un gioco ipnotico unico al mondo.
Entrato in tangenziale alle 9.35 e arrivato a Verona centro, in corso Porta nuova alle 12.05, ne convengo, quindi, che sono stati soldi ben spesi questi 7 euro e 70 centesimi. In fondo mi sono divertito a contare i camion che mi hanno sorpassato, mentre io, viaggiando nel limbo dell'insicurezza, un po' a 80, un po' a 90 e un po' a 110 all'ora, cercavo un buon compromesso nella speranza di veder sbucare, da un momento all'altro un cartello che mi rassicurasse di essere in autostrada. Per poter viaggiare, quindi a 130. Soldi ben spesi quelli del pedaggio. Anche perché, strada facendo, ne ho approfittato per veder sfilare al mio fianco roulotte, camper, canotti e mountain bikes. Vacanzieri di ogni ceto e nazionalità che scalpitavano per raggiungere le spiagge dell’Est. Già, scalpitavano. Perché forse avant'ieri molti di loro avranno dovuto pernottare nella roulotte o nel canotto, trovandosi davanti, inaspettatamente, un'autostrada chiusa per tutta la notte, la notte tra giovedì e venerdì, in entrambi i sensi di marcia. Giusto? Sbagliato? Forse l'hanno fatto anche per noi, anche per me, i signori dell'A4 visto che all’ingresso, mi hanno comunicato che mancano solo 52 giorni all'apertura definitiva della quarta corsia per tutto il tratto. Quindi, anche se l'altra notte ci siamo morsicati le mani per la rabbia di non poterci gustare l'A4 al chiaro di luna, oggi esultiamo: perché dopo la tempesta arriverà il sereno. Tempo due mesi scarsi.
Ma nel frattempo che si fa? Che diamine, per esempio si cercano di schivare le postazioni fisse degli autovelox della stradale, quello con il poliziotto sagomato, per intenderci. Ecco dove le abbiamo trovate: la prima è comparsa a otto chilometri dall’uscita di Trezzo d'Adda, acquattata a bordo della prima corsia e quindi coperta da camion e autoarticolati. Un'altra appena superata la medesima uscita. Un'altra ancora tre chilometri e mezzo prima dell’uscita di Bergamo. E poi ancora una subito dopo. Funzioneranno, non funzioneranno? Difficile dirlo, meglio rallentare in ogni caso, e apprezzare questa esempio di modernariato che rimanda col pensiero al teatrino dei burattini. Ma se non vi piacciono gli autovelox con la sagoma del poliziotto non c'è problema: alzate ogni tanto la testa e sbirciate sotto i ponti o sotto i pannelli a messaggio variabile. Le telecamere lì sono sempre in agguato. E funzionano. Non vi piacciono nemmeno le telecamere? E allora, nell'A4 degli effetti speciali ecco, oltre alle buche sparse, la scelta fra tre tipi d'asfalto a seconda della corsia che state percorrendo. Ma invece di smoccolare cercate di dar retta al severo monito che giunge da tre- pannelli-tre a messaggio non variabile ma costante, che a Seriate, Grumello, Telgate annunciano: «Tutor elettronico per la rilevazione della velocità media». È la storia del biglietto con l'ora d'ingresso in autostrada, rapportato dalla polstrada ai tempi di percorrenza, nel caso di un controllo. Ma provate a spiegare il sistema ad un automobilista straniero in vacanza in Italia visto che già sufficientemente criptico per un italiano.
All'altezza dell'uscita di Ponte Oglio scatta l'indovinello di giornata: un pannello ci avverte: «Ostacolo segnalato». Ma non ci dice né dove né quando. Oltrepassiamo Palazzolo, oltrepassiamo l'oltrepassabile fino a Verona, ma l'ostacolo non lo incontreremo mai. Altra simpatica gag del nostro Luna Park è rappresentata da quei cartelli con i pennelloni bianchi all'interno che promettono lavoretti vari in arrivo. Peccato che non ci sia nessuno che lavori, che non ci si siano asfaltature, che non ci siano pittori. Ma solo saltuari restringimenti di corsie, che in attesa che passino quei fatidici 52 giorni, conferiscono quella fisionomia serpentesca alla nostra autostrada. Un'illuminazione: ma quei pennelloni bianchi non vorranno dire di tenere impegnati a disegnare tutti i bambini che si annoiano a bordo delle auto in transito? Chissà intanto riprende la cartellonistica in libertà: limiti a 100, qualche 60, qualche 90. Anche quando le corsie agibili diventano quattro la domanda si rinnova: ma siamo in autostrada o no? E se non siamo in autostrada perché farci pagare un pedaggio? Ma sì che siamo in autostrada, ce lo dicono finalmente a Desenzano, quando a tutto ponte, come quei lenzuoli stesi dagli amici che annunciano: «Roberto e Francesca oggi sposi», i signori dell'A4 ci comunicano ufficialmente che il limite di velocità e di 130 all'ora. Burloni.
(3.Continua)