SULL’ALTARE

Solo questo Napoli poteva fermare questa Udinese, Guidolin temeva di uscire dal San Paolo con le ossa rotte, ha perso ma ha fatto vedere come mai era là in cima.
Adesso ci sono anche i tre tenori davanti, in un campionato che troppo in fretta traccia giudizi, equilibrato e impossibile da decifrare, ogni giornata si sale e si scende. Ieri era dura per Guidolin che qui c’era già sceso senza Di Natale e Sanchez e aveva vinto. Torje è ancora troppo acerbo per mettere in crisi Aronica, Cannavaro e Campagnaro. Eppure l’Udinese è partita meglio, più sicura. Il Napoli timoroso, nervoso, quasi stanco, sulla faccia di Lavezzi dipinta l’impazienza per un gol che manca da troppo. Come se fossero in soggezione, lui e gli altri davanti a Pinzi rientrato in mezzo al campo dopo il turno di squalifica. Intanto Badu incontenibile e irruento, travolge tutti e poi non vede Floro Flores lasciato completamente libero da Campagnaro sul fianco destro di De Sanctis. Il rischio è reale, un minuto dopo ancora Badu fermato mentre va via solo verso la porta napoletana, fermato da un fischio misterioso.
Fine del Friuli.
Dal quarto d’ora c’è solo Napoli, prima Hamsik si vede annullare una rete per giusto fuori gioco, poi Lavezzi mette dentro una cosa che non si può neppure provare in allenamento, si può solo immaginare, rovesciata di Cavani e sforbiciata del Pocho, fortunato chi c’era e l’ha vista, per gli altri ciao, irripetibile. Il vantaggio scopre i nervi di Guidolin mentre ancora il Pocho a doppia velocità scappa rincorso da Ferronetti e Danilo. Adesso Mazzarri ha detto di lasciarli scendere, gli lascia la loro metà campo, l’Udinese non ci casca, scende ma lo fa con quattro massimo cinque uomini e crea almeno due occasioni da paura. Da una punizione di Pinzi si stacca Floro Flores dal gruppo di gente in area, perfetta la coordinazione e l’impatto, De Sanctis è coperto da Cavani, la palla gli rimbalza a un metro ma sfodera la parata d’istinto e mette in angolo. Passano cinque minuti e Asamoah da 25 metri stanga radente al palo di sinistra, ancora De Sanctis quasi miracoloso.
Forse tutto il giro finisce a un minuto dall’intervallo quando Hamsik batte una punizione che fa correre Dzemaili lungo la riga di sinistra, centro, imperioso stacco di Maggio, 2-0, questa volta è l’Udinese che non l’ha vista proprio, schema perfetto nell’esecuzione, San Paolo in fiamme.
Intervallo, ma cosa può fare Guidolin. Di Natale non se l’è neppure portato dietro, assenza misteriosa e non la prima quando Totò deve scendere al San Paolo, non c’è neppure Isla, Floro Flores è solo. Gli esuberanti Armero, Badu e Asamoah hanno bisogno di palloni, sanno giocare in verticale ma c’è gente che li aspetta e loro non hanno grandi idee. Due gol al San Paolo sono tanta roba, adesso sembra quasi che sia una partita finita, di quelle che non ti possono più raccontare niente, scontata e congelata. Ogni tanto scappa Lavezzi, oppure scende Campagnaro, Inler tenta un sinistro dalla distanza, esce Hamsik, il San Paolo lo applaude sperando di rivederlo alla prossima, entra Santana, tanto entusiasmo. Se il campionato sta andando verso la normalità, questa Udinese che perde prendendo in 45’ il doppio delle reti prese fino a questo momento non è una cosa così normale. La squadra non ha mai perso la testa, ha subito il secondo gol a un minuto dall’intervallo e questo basta per capire come ha trascorso quel quarto d’ora lontano dal campo. A Guidolin non è rimasto che fare possesso e lasciare che la stagione dia una dimensione più reale alle ambizioni della sua squadra, senza una rosa adeguata e troppo dipendente dai gol di Di Natale. Poteva starci il terzo gol di Zunica, ma anche Floro Flores e Asamoah meritavano.