Sull’«Angelo Mai» scambio di insulti e sinistra spaccata

Rifondazione difende gli occupanti e attacca i Ds. Marsilio (An): a che titolo il sindaco promette locali?

Daniele Petraroli

La questione dell’Angelo Mai, l’ex convitto nazionale nel rione Monti occupato da novembre 2004, rischia di spaccare la sinistra. Da una parte gli occupanti e Rifondazione comunista che li appoggia, dall’altra i Ds, preoccupati dalle ripercussioni negative sul voto di domani nel I municipio. Il «dramma» è andato in scena ieri, durante una conferenza stampa convocata dagli occupanti. «Lunedì Odevaine (il vice capo di gabinetto del sindaco, ndr) ha dichiarato che il caso dell’Angelo Mai era risolto, ma non è affatto vero - ha affondato il colpo Giorgina Pilozzi della onlus Probasis che gestisce le attività culturali nella struttura -. Noi rimarremo qui a oltranza. Non usciremo dall’Angelo Mai, l’amministrazione ci ha preso in giro arrivando addirittura a utilizzare toni minacciosi. La proposta di uno spostamento in un ex fienile sull’Appia antica, per il quale ci vorranno due anni di lavori non è praticabile perché fermerebbe la nostra attività. Sottovalutano talmente tanto il nostro lavoro da averci anche proposto di trasferire tutte le nostre attrezzature in un deposito pagato dal Comune. Non solo, Minelli ha anche minacciato che se continueremo ad agitare la piazza non ci darà neppure il fienile». Parole ancora più dure, anche per i ruoli istituzionali che ricoprono, da parte degli esponenti di Rifondazione. «Questo spazio va difeso, spero non vi facciate affascinare dalla “sirena” Minelli (l’assessore capitolino al Patrimonio, ndr) che quando vuole trova spazi bellissimi e immediatamente disponibili - il duro attacco del consigliere comunale Adriana Spera - voi dovete resistere, resistere, resistere». «Non vorrei che il virus pericoloso che viene da Bologna sia contagioso - ha detto il vicepresidente del consiglio provinciale Nando Simeone - negli ultimi giorni abbiamo assistito a troppi sgomberi». Unica voce fuori dal coro quella di Fabio Nicolucci, segretario Ds del centro storico. «Questo edificio dovrà diventare la sede del Viscontino. Il problema non è l’Angelo Mai ma il luogo in cui si trova. I residenti sono esasperati. Noi siamo tutti nella stessa coalizione - la sua lezione di “realpolitik” - io opero affinché questo rione rosso non vada a destra». Voce stonata dicevamo, a maggior ragione se a prendere le parti degli occupanti ci si mettono anche Pierluigi Diaco, conduttore radiofonico molto vicino a Fassino («qui è in atto una cosa rivoluzionaria, se il mio partito si lascia scappare questa occasione la sinistra rischia di essere tradita alle urne domenica, anche dal sottoscritto») e Pier Paolo Fiorini candidato in I municipio nella Lista per Veltroni («Minelli ha fatto pseudoproposte mai messe per iscritto e ha millantato di avere 500 firme di residenti che chiedevano lo sgombero»). In serata l’intervento di Odevaine: «Il dialogo è sempre rimasto aperto, non abbiamo mai sottovalutato l’importanza delle attività culturali dell’Angelo Mai, tanto che abbiamo offerto varie soluzioni alternative, dall’area ex Italgas di Ostiense all’ex cinema Volturno per finire con il fienile dell’Appia antica». «Questa è una vera e propria confessione di reato - la replica del consigliere capitolino di An Marco Marsilio - a che titolo Veltroni e Odevaine dispongono del patrimonio pubblico per assegnarlo senza gare e trasparenza a occupanti abusivi?».