Sull’autostrada, travolto da una voglia di biathlon

Benvenuti alle Olimpiadi di Torino. Sapete dove appare questa scritta? Sui tabelloni luminosi, lungo l’autostrada Milano-Torino. Autostrada, beh il sostantivo è azzardato.
Ho capito, tuttavia, i motivi di quel benvenuto. È vero, si tratta proprio delle Olimpiadi, quei centotrenta chilometri di percorso di guerra. Sono infatti comprese quasi tutte le discipline dei Giochi di inverno. Al cancello, o casello, di partenza, tutti hanno le stesse probabilità di arrivare al traguardo, dipende dal numero di pettorale, cioè dalla cilindrata della vettura. Si incomincia con la libera, le corsie sono ampie, praticabili a qualunque velocità, si viaggia sciolti, autoradio a manetta. Poi si passa allo slalom, gigante e speciale, incominciano le chicane, prima a destra, poi a sinistra, non so chi abbia disegnato le piste, non si vedono ai bordi operatori e manovalanza ma le frecce gialle, grandi come un Tir, segnalano a intermittenza la variazione di tracciato.
Calma, arriva anche il tempo dei salti. In caso di neve, che in questi tempi non è cosa rara, è lo snowboard, con gobbe di ogni tipo, qualche buca imprevista e imprevedibile, gli ammortizzatori ringraziano felici.
Poi c’è il fondo, quando becchi la coda, puntuale, anzi immancabile vista l’importanza delle città collegate, considerato il tracciato; si sta sulle code degli altri, marce basse, respirare i gas di scarico è una delle grandi soddisfazioni tra la Lombardia e il Piemonte.
Vogliamo toglierci la soddisfazione di provare il bob, lo slittino o lo skeleton? Ma no, ecco allora il budello, diritto, tra due muretti di calcestruzzo, il profilo viene chiamato new jersey, vorrei davvero fuggire verso quei lidi.
Si intravvede il traguardo. Non abbiamo provato soltanto il biathlon. Peccato. Avremmo volentieri imbracciato il fucile per sparare a chi ha messo in piedi questa trappola di morte. Raffaele Guariniello, per favore, dopo gli austriaci, dia un’occhiata anche agli italiani della Milano-Torino.