«Sull’effetto serra gli Usa disposti a fare concessioni»

da Roma

Sulla questione dei cambiamenti climatici - argomento numero due nella «scaletta» del summit di Gleneagles - un’intesa, fino a ieri molto difficile, oggi appare un po’ più vicina. Il presidente francese Jacques Chirac, nel corso di un vertice a tre con Vladimir Putin e Gerhard Schröder a Kaliningrad, ha detto che il G8 «sembra andare verso un accordo» sul clima. «Abbiamo avuto una discussione difficile - ha aggiunto Chirac - e la Francia ha dovuto prendere una posizione molto ferma» per arrivare vicini a un’intesa. Chirac, Putin e Schröder propongono inoltre di destinare ai Paesi più poveri lo 0,5% del Pil entro il 2010 (lo 0,7% dal 2015).
Anche la stampa britannica parla di un George Bush «possibilista», disponibile a sottoscrivere un documento generico sui mutamenti del clima. Si dice che la minaccia di un documento sul clima sottoscritto da sette degli otto Grandi abbia convinto gli Usa ad accettare un minimo di mediazione. Difficilmente, tuttavia, gli Stati Uniti - che non hanno sottoscritto il protocollo di Kyoto - potranno accettare paragrafi come quello che recita «i cambiamenti climatici rappresentano una seria sfida in ogni parte del mondo», oppure «conosciamo la necessità di rallentare, fermare e ridurre la crescita dell’effetto serra». Gli sherpa, cioè i diplomatici che lavorano nell’oscurità per appianare le divergenze sui documenti conclusivi del vertice, sono all’opera, con quale risultato si vedrà alla conclusione del summit.
I primi due argomenti al top dell’agenda (Africa e clima) hanno lasciato in secondo piano le questioni di cui si discuteva normalmente in passato: l’andamento dell’economia globale, e - volta per volta - i casi più «caldi» di politica internazionale. Il barile di petrolio a 60 dollari non potrà tuttavia lasciare indifferenti i leader dell’Occidente industrializzato, anche se piace senza dubbio a Vladimir Putin. Ogni leader ha poi, nella sua valigetta personale, qualche argomento da «tirar su» nella discussione: i canadesi vogliono parlare di petrolio, il tedesco Schröder di regolamentazione degli hedge fund (fondi d’investimento ad alto rischio). Gli Usa fanno pressioni con Pechino per lo sganciamento dello yuan dal dollaro: «Vogliamo parlare d’economia, e di cambi - ha detto Bush arrivando in Danimarca, prima tappa del suo tour europeo - ma anche di aiuti ai Palestinesi».
E ancora: Jacques Chirac e Tony Blair stanno combattendo testa a testa per l’assegnazione delle Olimpiadi 2012 a Parigi o a Londra, e anche questo problema potrebbe emergere nelle discussioni in Scozia. Così come Schröder vuole sollevare la questione del seggio permanente per la Germania al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dopo aver ottenuto l’appoggio di Putin e Chirac nel vertice a tre di Kaliningrad. Ma Blair appare deciso a opporsi a un vertice che affronti troppi argomenti, e si concluda con scarsi successi.