Sull’"espresso del tramonto" c’è posto solo per due

Debutta questa sera a Bologna il dramma tratto dal libro di McCarthy. Un
dialogo serratissimo fra il bianco ateo Dionisi e il nero credente Diop

Bologna - Poi però bisognerebbe portarlo in tournée... «Intanto, speriamo vada tutto bene stasera» frena, scaramantico, Andrea Adriatico, quarantaquattrenne regista bolognese che ama le prove spericolate. Adesso che si avvicina il momento del sipario c’è da capirlo. Mettere in scena Sunset Limited, due ore di dialogo serratissimo tra un bianco e un nero sulla vita e la morte, su Dio e il rifiuto di Dio, sulla ricerca della felicità e la necessità degli altri, beh, metterebbe in ansia il più navigato degli uomini di teatro. Tanto più se si pensa che c’erano un sacco di compagnie e agenti e attori che volevano rappresentare il «romanzo in forma drammatica» che il premio Pulitzer Cormac McCarthy (Non è un paese per vecchi, La strada) ha scritto nel 2006 e che Einaudi ha pubblicato due anni dopo. Invece, i più veloci nella gara per l’esclusiva dei diritti sono stati Adriatico e Stefano Casi, autore della traduzione e direttore artistico di Teatri di Vita, che stasera trepideranno all’Arena del Sole, lo Stabile di Bologna, per la prima assoluta (in cartellone fino al 5 dicembre) con Stefano Dionisi e Mambaye Diop.

«Non conoscevo McCarthy e non avevo particolare simpatia per gli scrittori americani», ricostruisce Adriatico, affermato autore teatrale (da Pasolini a Beckett) con buone prove di regia anche al cinema (Il vento, di sera). «Così, quando un mio amico mi regalò questo libriccino lo tenni un po’ lì. Poi mi è capitato di vedere Non è un paese per vecchi. E a quel punto ho iniziato a leggere tutto McCarthy. Una rivelazione».

In un primo tempo avrebbe dovuto essere Corso Salani, già protagonista dei film di Adriatico, a interpretare il professore bianco che, nel giorno del suo compleanno, vuole togliersi la vita buttandosi sotto il treno, appunto il Sunset Limited, qui ribattezzato «l’espresso del tramonto» che in realtà è il nome della linea transcontinentale dal forte carattere simbolico che attraversa l’America dall’East Coast alla West Coast. Dopo il comprensibile smarrimento per l’improvvisa morte di Salani (cui sarà dedicato il debutto di stasera), l’incontro tra Adriatico e Dionisi (Il partigiano Johnny e Farinelli, voce regina al cinema), qui all’esordio teatrale, ha dato nuovo impulso al lavoro.

Sul palcoscenico dove incombe un albero della vita ormai senza più foglie, a fronteggiare il professore ateo ci sarà un nero irruente e ironico che ha le fattezze di Mambaye Diop, di origine senegalese (Tutto l’amore del mondo, Le cose che restano). È stato lui a strapparlo (provvidenzialmente) dalle rotaie del Sunset e ora, nella sua disadorna casa di New York, incalza l’aspirante suicida con un interrogatorio mozzafiato sul perché persegua la morte invece della vita. Ne scaturisce un dialogo vertiginoso, una partita a scacchi tra nichilismo e cristianesimo dall’alto contenuto filosofico e filologico, giocato con lo stile scarno di McCarthy nel più contemporaneo dei conflitti tra Occidente appagato e nuova civiltà del Sud del mondo. Il bianco è colto, il nero è intelligente. Il bianco è ateo, il nero è credente. Il bianco è cinico, il nero appassionato. Il bianco è magro, il nero corpulento. Il bianco è incensurato, il nero è un ex galeotto. Il bianco si difende, il nero attacca. Il bianco trova le parole, il nero...
«È un testo di cui ho quasi paura», confida Adriatico, «perché quando incrocia questioni esistenziali vere prende una forza che non vorrei prendesse. Sunset Limited non è un testo sul suicidio. Ma sulla testa, sulla cultura che non è più in grado di percepire il bene.

Per questo mi affascina. Oltre al conflitto tra Occidente ateo e Sud del mondo religioso, nell’uomo colto e disilluso che si pone la domanda sull’esistenza e la lontananza di Dio c’è tutto il percorso dello stesso McCarthy, dalla formazione cattolica all’illusione della cultura come via alla felicità».

E sarebbe stato proprio un gran colpo riuscire a portare per la prima italiana del suo lavoro lo scrittore di El Paso nella «sazia e disperata» Bologna, come ebbe a definirla qualche anno fa il cardinal Biffi. Ma non è detto che, confidando nella ripresa dello spettacolo e, magari con l’uscita di un nuovo libro, ciò non possa accadere l’anno prossimo.
«Intanto, però, pensiamo a stasera».