«Sull’inquinamento serve una conferenza pubblica»

Massimo Malpica

Torna il bel tempo, e con il sole tornano le polveri sottili e le misure anti-inquinamento del Campidoglio, come i due giorni di stop al traffico per le auto non catalizzate. Quanto basta a far ripartire nel nuovo anno la polemica tra la Cdl, che accusa il Campidoglio di adottare misure inutili e di facciata, e l’assessore all’Ambiente Dario Esposito, che insiste nel considerare validi i blocchi alla circolazione e difende le politiche antismog dell’amministrazione capitolina.
«Peccato che solo venti giorni fa - spiega Pierluigi Borghini, responsabile del dipartimento Industria di Forza Italia e presidente dell’associazione «Laboratorio per la città» - Esposito si vantava di aver fatto scendere il tasso di inquinamento. In realtà il calo delle polveri sottili era dovuto alla pioggia e quell’uscita durante le feste potremmo definirla una palla di Natale. Tanto che, con l’anno nuovo, ecco che il Campidoglio riproprone i consueti provvedimenti che non servono a niente. O forse servono solo a poter dire che rispetto al problema dello smog si è fatto qualcosa, anche se si tratta di una misura dall’efficacia inesistente».
E cosa dovrebbero fare Veltroni ed Esposito per ripulire l’aria di Roma, oltre che invocare la pioggia?
«Io propongo di cercare soluzioni condivise. Invece di continuare con questa teoria di attacchi e controattacchi tra maggioranza e opposizione, perché non organizziamo una grande conferenza pubblica cittadina sul tema dell’inquinamento? Qui nella capitale le risorse umane non ci mancano. Abbiamo cinque università, c’è il Cnr e c’è l’Enea».
Propone di coinvolgere gli esperti per soffiare via le polveri dalla Città eterna?
«Certo. Mettiamo al lavoro i cervelli “residenti” a Roma per studiare strumenti e metodi che diano risultati concreti. Non è possibile che tutto quello che la comunità scientifica può proporre per contenere lo smog e l’inquinamento atmosferico in una grande città come la nostra siano blocco del traffico e targhe alterne».
Certo non si possono fermare i mezzi pubblici...
«No, certamente. Però mi chiedo: perché di fronte a questa situazione, con l’inquinamento atmosferico che aumenta sempre più, non si decide di utilizzare mezzi pubblici di dimensioni più ridotte e adeguate? Io personalmente vedo spesso autobus urbani da 18 e da 12 metri che viaggiano con soltanto due o tre passeggeri a bordo. Siccome il fenomeno è frequente, penso che sarebbe il caso di rivedere la strategia del trasporto pubblico, cercando di utilizzare minibus per le tratte o per le fasce orarie nelle quali gli utenti del servizio sono di meno. Poi c’è la beffa del piano Pullman: anni fa sono stati spesi 34 miliardi per realizzare i punti sosta, alcuni dei quali, come quello della moschea, sono perennemente deserti. Il Campidoglio chiede agli operatori del settore di pagare fino a 214 euro al giorno per accedere nella Ztl, ma è più conveniente la sanzione per chi non chiede l’autorizzazione: solo 67 euro. Bisognerebbe capire che così non si va lontano, e cominciare a cercare soluzioni in collaborazione con le categorie».
Tornando alla conferenza, lei ha un’idea di quale «ricetta» possa venirne fuori per combattere lo smog?
«No, ma è tempo che maggioranza e opposizione si confrontino sul tema, coinvolgendo appunto esperti del settore del mondo accademico e della ricerca. Sfido la maggioranza a organizzare questo “forum” a breve, e poi impegniamoci tutti a fare la nostra parte. Noi siamo pronti a chiedere al governo maggiori risorse, e la maggioranza dia disposizioni ad Atac e Trambus di investire in quelle misure che la conferenza individui come vincenti, e che dunque diventino vincolanti per tutti. Ci vuole un nuovo modo di governare, un “modello collaborazione” anche tra pubblico e privato che consenta di uscire dall’impasse».