Sulla casa del Trivulzio l’amnesia della compagna del candidato sindaco Pd

Mentre il sindaco Letizia Moratti porta avanti la sua battaglia a favore della trasparenza nelle gestione del patrimonio immobiliare negli enti pubblici, un’altra donna, di diverse vedute, la musa ispiratrice del candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia, si gode l’ombra della riservatezza. Cinzia Sasso, giornalista di Repubblica e compagna appunto dell’uomo sponsorizzato dal leader di Sel Nichi Vendola per dare l’assalto a Milano, è tra gli inquilini low cost del Pio Albergo Trivulzio.
Vive da 23 anni in un appartamento in pieno centro, in corso di Porta Romana, a prezzi non proprio di mercato. La Sasso, però, è affetta da un particolare forma di amnesia: si ricorda molto bene della storia d’amore con l’avvocato ed ex parlamentare di Rifondazione nata 22 anni fa nei corridoi del palazzo di giustizia, come racconta ad Anna - «All’epoca seguivo la cronaca giudiziaria e lo incrociavo nei corridoi» racconta - ma quando si tratta di spiegare come ottenne la casa in affitto 23 anni fa, la sua memoria sembra bloccarsi. Forse l’amnesia è contagiosa: sembra che anche il candidato sindaco, nel’attaccare quotidianamente amministrazione, si dimentichi di parlare del caso Affittopoli. Lo scandalo degli appartamenti di proprietà degli enti pubblici compare solo in parte nell’agenda del candidato, ovvero solo quando si parla di Palazzo Marino.
La Sasso non si ricorda quanto paga di affitto, buchi di memoria permettendo, si ricorda della storia della sua casa. «Il fatto che io abiti in questa casa non è una notizia - risponde quando la raggiungiamo al telefono - è una notizia vecchia. Evidentemente lei è molto giovane perché non sa che io abito da 23 anni in un appartamento della Baggina in corso di porta Romana, esattamente dal 1989». Vive ancora lì? «Sì ma ho disdetto il contratto». Come mai vive in una casa del Pio Albergo Trivulzio? «Bhè come tutti quelli che ci abitano a Milano». Risposta da Sfinge.
Ma ancora più misteriosi sono i meandri della memoria della compagna di Pisapia: Cinzia Sasso, infatti, non riesce proprio a ricordarsi come fece ai tempi ad aggiudicarsi l’appartamento in Porta Romana. «Non mi ricordo». Salvo poi farsi venire allla mente come andarono le cose. Quando si tratta di ripercorrere la propria storia di migrante, i ricordi si fanno più vividi: «Io arrivavo dal Veneto. E mi ricordo le difficoltà di trovare una casa in affitto, era impossibile avere un contratto normale - racconta -. Allora c’era l’equocanone e - mica come ora che è facile avere un casa - quindi per potere avere un contratto regolare di affitto ero costretta a intestarlo a nome di mia mamma, che abitava a Venezia». Purtoppo la memoria della Sasso si ferma qui. Il resto è buio. Non sa quanto paga di affitto - «non me lo ricoordo», non si ricorda quanto è grande il suo appartamento, nonostante ci abiti da 23 anni e si presume che in qualche modo l’abbia arredato - «ha due stanze da letto» - questo sì quando va a dormire se lo ricorda.
Dal 1989 a oggi per l’inquilina di Repubblica si sono succeduti contratti di affitto, scaduti e sempre rinnovati fino al 2008. Il contratto è scaduto, l’inquilina ha dato la disdetta, - «in attesa che la casa che ho comprato sia pronta» ma vive ancora lì. Rimpianti? Rimorsi? «Perchè dovrei lasciare la mia casa? - risponde piccata - Non capisco perché: io abito in una casa con un regolare contratto, ho sempre pagato negli anni il canone con i relativi aumenti, perché avrei dovuto lasciarla». La stessa domanda e le stesse risposte che danno i politici che pagano affitti irrisori nelle case di proprietà pubblica.