Sulla cattiva strada col disarmante poeta dell’umanità

Un Fabrizio De André inedito. A dieci anni dalla scomparsa, esce il documentario «Effedia - Sulla mia cattiva strada», costruito interamente con filmati rari o mai visti del cantautore genovese. Un documentario in cui il protagonista è proprio lui, De André, che racconta se stesso in frammenti di riprese di varie epoche. L’autrice del film, prodotto da Dori Ghezzi, è la giornalista Teresa Marchesi. Attraverso 34 canzoni, tre rari inediti giovanili e le testimonianze di tanti artisti che sono stati vicini o hanno amato De André, si ricostruisce il mondo del musicista ligure.
«Ci sono cose inedite davvero notevoli - racconta Dori Ghezzi - come ad esempio le ricerche musicali che Fabrizio portava avanti con un musicologo inglese. Lunghi studi sui canti popolari, frammenti in cui Fabrizio canta in piemontese o in milanese, accompagnato da un coro di mondine. C’è anche un filmato «rubato» nei camerini del teatro Ariston, a Sanremo, in cui Fernanda Pivano cerca di convincerlo a dichiarare che Bob Dylan è il De André americano, e non viceversa».
Alla Ghezzi fa eco Teresa Marchesi: «Una voce come quella di De André, che aiuta a pensare e a riflettere, manca in modo doloroso. Consiglio alle mamme di regalare ai figli i suoi dischi».
Il film, un cofanetto con dvd e doppio cd, è già in vendita. Grazie alle teche Rai è stato possibile scovare molti passaggi televisivi ormai introvabili, a «L’Altra domenica» di Renzo Arbore, «Mister Fantasy» (trasmissione culto dei primi anni Ottanta condatta da Carlo Massarini), «Notte rock». Altri istituti privati hanno messo a disposizione filmati estremamente rari, per costruire il ritratto «in prosa» di Fabrizio De André. Tra i contributi sorprendenti, quello del regista Wim Wenders, che si dichiara «missionario di De André nel mondo» e si dice disponibile a realizzare un film sull’artista genovese («quando l’ho contattato - racconta la Marchesi - mi ha svelato di possedere tutta la discografia di Fabrizio»).
«Fabrizio non ha mai condiviso la mitizzazione della sua figura - spiega ancora la Ghezzi - ha sempre coltivato l’aspetto più umano, confrontandosi con le persone più semplici. Era serio e pignolo soprattutto con se stesso, non certo con gli altri. Questa sua umanità disarmante e smitizzante la riconosco, con grande sorpresa, nel documentario. Non credevo di poterla trovare fissata in immagini».
Resta un dubbio: che cosa farebbe oggi Fabrizio? «Oggi, in questo periodo di rapida decadenza - dice la vedova del cantautore - probabilmente avrebbe scritto canzoni d’amore, indicando la via per un nuovo romanticismo».