Sulla guerra Croce e Laterza concordavano

A proposito dell’articolo di Daniela Coli, «Botta e risposta su Croce e Laterza», e della replica di Eugenio Di Rienzo (il Giornale, 31 gennaio, pag. 31), ritengo opportuno intervenire con alcune precisazioni sull’argomento, in veste di curatrice, per conto dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’edizione integrale del carteggio tra Croce e l’editore Giovanni Laterza, conservato presso l’Archivio di Stato di Bari, dove svolgo la mia attività in qualità di funzionario.
Del corposo epistolario, che ammonta a circa quattromila lettere, dal 1901 al 1943, sono già stati pubblicati i primi due volumi (B. Croce–G. Laterza, Carteggio, I, 1901-1910, a cura di A. Pompilio, Laterza, 2004; Carteggio, II, 1911-1920, a cura di A. Pompilio, Laterza, 2005) ai quali faranno séguito altri due volumi sino a coprire l’intero arco della corrispondenza. Una lettura attenta e continuativa del carteggio può fornire un quadro molto chiaro della reale natura dei rapporti intercorsi tra Croce e l’editore pugliese.
In riferimento a quanto afferma la Coli, non mi pare che si possa intravedere un vero e proprio contrasto di idee tra i due per quanto concerne la prima guerra mondiale, argomento peraltro poco presente nel carteggio, che è soprattutto un carteggio di lavoro. Dinanzi all’imminenza del conflitto le posizioni di entrambi sono in definitiva molto più vicine di quanto si potrebbe intendere stando alla citazione della lettera di Laterza del 22 (e non del 24) agosto 1914. Si tratta in realtà della risposta ad una lettera di Croce del 19 agosto nella quale, a conclusione di alcune riflessioni sulla crisi del commercio librario provocata dalla situazione politica, si legge: «Quanto all’Italia, credo che non si terrà da parte. Un nostro intervento mi sembra inevitabile». Non appare dunque chiaro in che senso Laterza, secondo la Coli, avrebbe addirittura influenzato il giudizio di Croce sulla guerra, tenendogli testa.
Quanto al fatto che Croce sarebbe stato «retribuito anche quando La Critica era in rosso», il carteggio testimonia la generosità del filosofo che più di una volta volle rinunciare al compenso annuo attribuitogli per la rivista: «Perché \ ingannarmi col seguitare a pagarmi un diritto stabilito per contratto, ma al quale avrei rinunziato se avessi saputo che non era appoggiato su un lucro? Nel conto del 1914 vi prego di non calcolare la percentuale sulle 600 copie invendute» (25 agosto 1914); e il 9 ottobre 1917: «Voi mi date un compenso annuo stabilito in altre condizioni di tempi. Ora di questo compenso io passo L. 1600 al Gentile \. Ma fino a tutto il 1920 vi abbono il resto. E voi passerete solo lire 1600 al Gentile».
Molto spazio occorrerebbe per confutare l’idea di «subordinazione» di Laterza nei confronti di Croce, sostenuta da Di Rienzo, che a ragione invece afferma che in materia politica Croce non aveva certo bisogno delle lezioni del suo editore. Il riferimento costante e puntuale ai documenti è dunque necessario per evitare il rischio di avallare luoghi comuni o di fraintendere informazioni parziali. Del resto Croce stesso dichiara, in una lettera a Laterza del 5 dicembre 1910: «alla mia morte, chi frugherà tra le mie carte troverà la storia vera dei nostri rapporti e dovrà inchinarsi».
*Archivista di Stato Direttore
Coordinatore (presso l’Archivio
di Stato di Bari)