"Sulla manovra Prodi cadrà"

Il Cavaliere: "Ho parlato con diversi senatori. Il loro stato d’animo mi
ha convinto che non voteranno la Finanziaria di questa sinistra. L’unica strada è
tornare alle urne"

Montecatini Terme - Che ci creda ancora, non c'è dubbio. Tanto che finito il pranzo con i giovani dei Circoli che hanno partecipato alla tre giorni di Montecatini Terme organizzata da Dell'Utri, Berlusconi entra in macchina e si concede un accenno a Dini, che in mattinata aveva parlato di «mani libere» nei confronti del governo. «Ho soltanto letto le agenzie - dice - ma credo che sia così...». Insomma, il Cavaliere continua a guardare alla settimana calda di Palazzo Madama con un certo ottimismo, anche perché - spiega - «ho parlato con diversi senatori e ho trovato stati d'animo e giudizi su ciò che fa l'esecutivo che francamente non consentono di approvare la Finanziaria». E aggiunge: «Se poi si smentiscono e la votano, lo fanno per ragioni che non corrispondo al loro convincimento».
Il leader di Forza Italia, dunque, all'ottimismo unisce anche una certa prudenza perché, spiega, «non ho mai parlato di spallata» e «non ho mai detto che c'era una data».

Sul fatto che «prima o poi siano destinati a implodere», però, non ha alcun dubbio. Tanto da non cambiare di una virgola la sua strategia e ribadire in modo deciso il «no» al dialogo con Veltroni sulla legge elettorale. Perché, spiega, «non ci sono i tempi» e poi «una legge proporzionale riporterebbe l'Italia indietro nel tempo a quando non si sapeva per chi si stava votando». Con buona pace anche di Casini. Per il segretario del Pd, poi, ha parole dure: «È in politica da 40 anni, si è iscritto nei giovani comunisti e dice di non essere comunista. La situazione in cui ha lasciato Roma l'ha appalesata benissimo oggi il Giornale» (che dedicava la prima pagina al degrado della capitale, ndr). E, dunque, «intorno a un tavolo potremmo magari sederci solo dopo il voto e se le urne non daranno a una parte politica la maggioranza». In questo momento, avverte, «non possono assolutamente chiederci di spartire 18 mesi di cattivo governo».
Berlusconi, infatti, resta convinto che le elezioni anticipate siano solo questione di tempo, anche perché - dice - «credo che il capo dello Stato, in costanza di questa legge, non possa sostituire alla eventuale caduta del governo Prodi un altro presidente qualsiasi». L'unica strada, insomma, sarebbe «tornare al voto con l'attuale legge elettorale».

E tanto ci crede da averlo detto anche alla madre novantaseienne che questa estate era stata poco bene. Per farla guarire, racconta, «le ho assicurato che Prodi sarebbe caduto in autunno. E le ho detto: “Mamma, se non mi dai una mano tu a fare i comizi, chi me la può dare?”».
A un anno esatto dal malore che tenne col fiato sospesa mezza Italia, il Cavaliere non perde però l'occasione di scherzare sul suo ritorno in quel di Montecatini. «Intanto - dice aprendo il suo intervento - vorrei rassicurarvi sulla mia pressione, è tutto sotto controllo...». Eppoi, aggiunge mentre sotto il palco del Palamadigan si scorge il suo medico Alberto Zangrillo, «vedo in platea Bin Laden (il dottore dalla lunghissima barba che lo soccorse lo scorso anno, ndr) e Scapagnini, quindi sono tranquillo». Poi, l'ennesima battuta sull'intervento di dodici mesi fa, peraltro dallo stesso palco. «L'anno scorso - dice ridendo quando arriva in albergo - il discorso l'avevo completato, poteva anche essere il mio testamento...».

Per Dell'Utri - che dalle 120 presenze della convention del 2003 a Paestum è arrivato alle cinque-seimila di questa tre giorni - il Cavaliere ha solo parole di affetto. Ricorda gli anni della nascita di Forza Italia e torna sulle vicende giudiziarie del senatore azzurro. Prendendo con forza le sue difese, perché è per quello che ha fatto nel '93-'94 che si è «esposto a attacchi di una ferocia giacobina da parte della magistratura». E ancora: «Non è lui a dover essere recuperato alla società ma questi giudici che lo accusano».

Poi, una lunga digressione su Mangano, che «non è mai stato condannato per mafia» e che «nell'anno in cui ha fatto lo stalliere a Arcore» è sempre stato impeccabile, frequentando puntualmente la cappella della villa dove «serviva messa tutte le domeniche insieme a don Rossi». Prima di chiudere, un bilancio «da Guinness dei primati» visto che «per le parcelle degli avvocati in questi anni ho speso ben 380 miliardi di vecchie lire».