Sulla morte di D’Auria il silenzio del pacifismo

Perché tanto silenzio da parte della militanza pacifista sulla morte dell’eroico Lorenzo D’Auria? Proviamo a spiegarlo. In primo luogo al governo non c’è Berlusconi, che avrebbe riservato tutti gli onori del caso al maresciallo. Poi, la tragica vicenda dell’agente ferito in Afghanistan - e a libro paga del governo Prodi - è avvenuta lontano dal clamore di stampa e tv. E ciò che non appare visibile, perciò di scarso effetto emotivo, non conta granché per le anime belle del pacifismo. Il malcapitato, per giunta, non era né un giornalista di chiara fede arcobaleno né un volontario di quelli che avanzarono nelle viscere delle guerre irachene o afghane, sino a mettere in pericolo i soccorritori. Inoltre il maresciallo italiano era benvoluto dagli anziani delle tribù presso cui operava, che erano stufi dei tagliagole talebani. E ciò è cosa da seppellire sotto vessilli trionfanti e vanitosi su strade umbre, ben lontane dei luoghi da pacificare.