Sulla panchina ci vadano loro

Che fine ha fatto la retorica del pensionato annoiato e triste che vaga per bocciofile, quello che becca le pallonate dei bambini, quello che ai giardinetti elargisce cibo agli uccellini salvo bastonarli di nascosto? Scomparsa. Un tempo c'erano personaggi di sinistra come Tiziano Treu che dicevano: «O prenderai più pensione rischiando di fregare i tuoi figli, oppure troviamo il modo di farti lavorare più a lungo. Vent'anni fa, dopo tre decenni di fonderia, il cinquantenne non vedeva l'ora di andare in pensione, adesso che le condizioni lavorative sono cambiate forse si può lavorare qualche anno in più». Dov'è finito Tiziano Treu? Eppure lo sanno tutti che non di rado un sessantenne ha vent’anni di vita attiva davanti e che l'allungamento della medesima, ormai, ha traslato ogni fase dell'esistenza, soprattutto quella tarda adolescenza che un tempo finiva a 18 anni e oggi ormai sfiora i trenta. Domanda: chi difende l'assurdo e antistorico sistema delle pensioni italiano? Risposta: la classe politica e i sindacati. Tu guarda: trattasi di due non-professioni che la pensione a 60 anni, per sé, non la prevedono. Se si stabilisse che in pensione dovessero giocoforza andarci anche i sindacalisti professionisti e i politici di ogni declinazione (parlamentari, eletti a ogni livello, funzionari) state certi che le cose cambierebbero e che sarebbe tutto un rifiorire di sociologie della terza età.