Sulla pelle di una bimba

Sulla pelle della piccola Maria, la bimba bielorussa che minaccia di uccidersi se mai la riconsegneranno alle autorità del suo Paese d’origine, si gioca una partita impari e infame. Da una parte le ragioni dell’umanità, del rispetto della vita e della tutela dei fondamentali diritti umani; dall’altra la logica di ferro della ragion di Stato, della pratica apparentemente inattaccabile della diplomazia accomodante, delle verità ufficiali e però non convincenti, come tutte le menzogne in carta bollata.
Maria in un orfanotrofio bielorusso, in un orribile istituto degno della democrazia precaria di certi Paesi, più vicino alla tradizione sovietica di talune istituzioni sociali che ai corrispettivi occidentali, è stata violentata, seviziata, ferita nel corpo e nell’anima. Ci sono le prove, ma le autorità di Minsk per ora hanno avviato soltanto un’inchiesta amministrativa, il cui scopo – è legittimo sospettarlo – è quello di assolvere le autorità stesse.
La coppia di Cogoleto che per diverso tempo si è occupata, con amore e dedizione ammirevoli, della bambina sofferente, nei giorni scorsi l’ha messa al sicuro, per non doverla riconsegnare. Rifiutandosi, per amore, di rispettare l’ordine del Tribunale dei minori che ha sentenziato di riportare la bimba nel suo Paese. I tribunali giudicano sulla base delle carte, dei trattati, delle verità formali che diventano pagine e pagine nei fascicoli, ma la sofferenza di Maria non la misura nessuno. La bambina ha soltanto dieci anni, ha già tentato di uccidersi e minaccia di riprovarci. In Italia ha ritrovato la voglia di vivere, ha anche colmato i ritardi nell’apprendimento che erano il frutto dei maltrattamenti e del dolore, ma la prospettiva di ritornare in Bielorussia le incute un indicibile terrore, che cancella la volontà di sopravvivere e di lasciare spazio alla speranza. Chi se la sente di mettere alla prova questa bimba infelice?
Dicevamo di una partita impari e infame. È comprensibile che il giovane ambasciatore bielorusso in Italia si atteggi a inflessibile creditore ed esiga, sulla base di leggi e convenzioni, la restituzione della bimba, quasi fosse una merce sulla quale misurare le sovranità del suo Stato. L’ambasciatore ha da salvare la faccia, deve difendere la credibilità di un Paese che si è affacciato da poco sulla scena internazionale e non vuole ammettere le eredità inconfessabili di un passato in cui leggi e diritto sono serviti, per citare un proverbio russo, come la quinta zampa a un cane. L’ambasciatore fa quel che ci si aspettava da lui. Ma gli italiani? C’è gran parte del Paese, certamente la maggioranza, che sta con Maria, si preoccupa di Maria, ma questo Paese vivo, vitale, generoso è rappresentato da una classe di potere e da una intellighenzia organica che si ricorda dei diritti umani con frequenza intermittente.
Il caso di Maria ha provocato un dibattito surreale. Sono tanti, nell’area del potere, a esercitarsi come notai della politica internazionale, a chiedersi quali potrebbero essere le conseguenze di uno sgarbo alla Bielorussia. Questi tartufi cercano anche di spaventare le tante coppie italiane che sperano di adottare un bambino proveniente da quel Paese e dicono che il governo di Minsk potrebbe bloccare le adozioni dall’estero. L’ipocrisia sale a livelli insospettati. Maria è stata seviziata? Il suo Paese d’origine si è dimostrato incapace di tutelarla? Dobbiamo sacrificare i diritti incontestabili di una piccola vittima alla ricerca di un’armonia impossibile con un Paese lontano dai nostri standard di difesa sociale? Rosy Bindi ha osato ricordare che in questa vicenda bisogna aver presente la necessità di tutelare la piccola Maria, ma l’esponente dell’Unione ha parlato a titolo personale. A titolo ufficiale ha parlato il ministro della Solidarietà sociale, Ferrero, il cui dicastero ha diffuso una nota, ambigua fino al ridicolo. In essa si ricorda che la mancata consegna di Maria potrebbe provocare «frizioni internazionali» e si sottolinea, con pedanteria, la distinzione fra ospitalità, affidamento, adozione.
Dio ci guardi dalle «frizioni internazionali» con la Bielorussia. Per il nostro governo la questione dei diritti umani va sollevata soltanto nei confronti di certi Stati e non di altri. Chi può ci guardi dal mancare di rispetto agli ambasciatori e a certi idealisti di estrema sinistra che, appena giungono al potere, diventano burocrati inflessibili, feroci. Te li do io i diritti dell’infanzia violata, se proprio dobbiamo lacrimare facciamolo per i caprioli nel mirino.