Sulla pena di morte adesso Pechino frena

La Corte suprema raccomanda ai magistrati di usarla meno spesso: oggi si stimano 8.000 condanne l’anno

da Pechino

Il congresso del partito comunista del prossimo ottobre e le Olimpiadi di Pechino del prossimo anno si avvicinano e la Cina fa un timido passo verso l’abolizione della pena di morte. La Corte suprema di Pechino ha esortato i magistrati a fare un uso meno frequente della pena capitale.
La raccomandazione è l’ultima, in ordine di tempo, di una serie di sforzi con cui Pechino intende riformare la pena capitale, a cui il gigante asiatico fa ricorso con disinvoltura: secondo dati non ufficiali (la Cina si rifiuta di fornirne sull’argomento), il numero dei condannati a morte in Cina è largamente più alto che in tutti gli altri Paesi del pianeta, almeno 8.000 ogni anno.
«La pena capitale dovrebbe essere utilizzata solo per un numero estremamente ridotto di criminali», si legge in un comunicato diffuso sul sito web della Corte suprema, che spiega la decisione. Secondo l’agenzia Xinhua, la Corte suprema raccomanda di perseverare nell’applicare la pena di morte solo nei confronti di coloro che si macchino di un delitto o di altri gravi reati.
Ma la «risoluzione» sottolinea, secondo l’agenzia di stampa ufficiale cinese, che è necessario porre molta attenzione ai processi riguardanti i casi di pena capitale poiché la pena di morte è la pena più severa che priva della vita i criminali.
Nei confronti di circostanze attenuanti, il caso va trattato con clemenza o si attenua la pena e in genere non si emette la sentenza immediata di pena di morte. Inoltre, la Corte raccomanda un largo impiego della misura di sospensione della pena per due anni, dando modo di convertire la condanna a morte in pena da scontare in carcere.
Riguardo a dispute familiari o di vicinato, o casi sorti dalla cattiva condotta della vittima, o in cui si mostri un sincero pentimento e la volontà di risarcire economicamente la vittima, si deve procedere con cautela. Allo stesso modo, ai colpevoli di crimini economici va risparmiata la forca se questi aiutano a recuperare il denaro sottratto allo Stato.
La presa di posizione della Corte arriva dopo una lunga battaglia che vide l’Alto tribunale sottrarre ai magistrati regionali la facoltà assoluta di mandare un cittadino di fronte al boia. Dal 1° gennaio 2007, tutte le condanne a morte sono vagliate dalla Corte suprema e ciò, ha precisato di recente Pechino, avrebbe determinato un calo nel numero di esecuzioni, che da anni dà alla Cina il più tragico dei primati mondiali.