Sulla piazza della basilica prende vita il pizzo al tombolo

A S. Margherita anche le ragazzine alla scuola per merlettaie nel segno della tradizione

Antonio Bovetti

«Il pizzo al tombolo si impara abbastanza facilmente, ci sono signore che dopo una settimana d'insegnamento fanno i punti base, invece per imparare il pizzo ligure, ci vuole molto tempo perché è più laborioso», così spiega Luisa De Gasperi, merlettaia e sostenitrice di questo ricamo dalle antiche origini.
Le signore del tombolo, così chiamate a Santa Margherita, le troviamo sul piazzale della Basilica di S. Maria della Rosa.
«Proprio come nell'800, approfittiamo di qualche momento libero per lavorare al tombolo, compresi i giorni festivi. Bisogna studiare come fare i nodi e acquisire l'abilità manuale per maneggiare i rocchetti, i cosiddetti “fuselli”, dov'è avvolto il filo - spiegano le signore - occorre pazienza per seguire il disegno trapuntato dagli spilli».
Quando è iniziata quest'avventura? Chiediamo a Luisa De Gasperi.
«Sei anni fa, con Rosalba Olcese, la mia maestra, e tre merlettaie, abbiamo creato il gruppo con l'idea di valorizzare questo ricamo, ci mettiamo passione e volontà! Abbiamo istituito dei corsi che si incominciano ad ottobre e finiscono a maggio, ogni anno abbiamo circa 50 allieve. Alla fine esponiamo i lavori fatti come giusto premio per chi si è impegnato per tanti mesi. Ci sono ragazzine che si destreggiano bene e imparano velocemente, ma ahimè, si lasciano anche distrarre dal computer e non solo quello! Signore ottantenni ritornano alla scuola per avere consigli e rivedere la metodologia dei punti».
Quali sono gli attrezzi utilizzati per la lavorazione?
«Tombolo e sgabello, fuselli, disegni, spilli e filo, questi sono gli elementi per ricamare, io aggiungerei pazienza e tanta passione. Il tombolo è un cuscino cilindrico imbottito di crine vegetale o paglia, con un rivestimento in cotone di tinta tenue per non affaticare la vista. Questo cuscino viene posto su uno sgabello in legno di abete. I fuselli sono dei piccoli fusi di legno duro e liscio dove è avvolto il filo, si usano sempre in numero pari e nella lavorazione si intrecciano tra loro. I disegni, chiamati “cartine”, sono fatti su cartoncino giallo, con inchiostro di china, su ogni linea della figura si fanno dei fori dove si infilano gli spilli. Per la lavorazione del pizzo viene usato filo di lino, di seta, di cotone o addirittura d'oro e d' argento».
«Amici del tombolo» è il nome di un gruppo di appassionate che, con il loro lavoro, si distinguono in vari concorsi. L'insegnante, Rosalba Olcese, partecipa da parecchi anni alla Biennale Internazionale di merletto di S. Sepolcro ad Arezzo; nel 2000, conquista un riconoscimento per l'opera «La campana del Giubileo», nell'edizione del 2002, Luisa De Gasperi ha avuto una medaglia in argento per l'opera «Ritratto di Leonardo da Vinci». Rosalba Nicolini di Genova ha ideato un presepio in pizzo al tombolo 2,5 m. per 3,5 m. da regalare al presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, in occasione del Natale 2005. Per favorire le scuole di pizzo ogni gruppo ne ha disegnato e ricamato un pezzo.
«Noi abbiamo ricamato la parte della Natività - spiega De Gasperi - a me piace disegnare e qui ho dato sfogo alla mia passione, disegnando la cometa, i tre Re Magi e gli angioletti. Prima di essere spedito a Roma l'intero lavoro è stato esposto alla villa Durazzo, qui a “Santa”, e a Palazzo Ducale a Genova per una settimana, questo per dare la possibilità ai liguri e ai turisti di ammirarlo. Quest'opera che ci è costata fatica e pazienza, lo abbiamo fatto per di rivalutare questo mestiere femminile, forse in un recente passato poco valorizzato».