Sulla procreazione voto di coscienza o di convenienza?

Turi Vasile

Il 12 e il 13 giugno prossimi saremo dunque chiamati, in base a un referendum popolare, a pronunciarci sull’abrogazione o meno della legge 40/2004 in materia di procreazione assistita. Il cittadino, con un semplice sì o con un semplice no, dovrà esprimere il suo giudizio su un problema che affonda le radici nel mistero della vita; ma può, volendo, esercitare il diritto di astenersi. Sull’argomento è sorta una vivacissima discussione nella quale si confrontano teologi, scienziati, filosofi, giornalisti e politici, molto spesso con invasioni di alcuni nei campi altrui e con sottili distinzioni come quella tra potenza e atto o con motivazioni secondo le quali può sopprimersi una vita per salvarne o correggerne un’altra.
Si tratta, in ogni modo, di una questione la cui soluzione è incerta, dibattuta, e, nonostante la presunta validità obiettiva della scienza, opinabile. Affidare una materia così scottante a chi non possiede dottrina e cultura sufficienti per esprimere un verdetto, senza offesa per la preparazione media degli italiani a cui lo stesso scrivente appartiene, è iniziativa incauta e temeraria. Il referendum è però uno strumento previsto dalla Costituzione e, pur mugugnando, dobbiamo accettarlo anche quando deborda dalle nostre comuni conoscenze e competenze.
C’è da augurarsi che se ciascuno non può esprimersi secondo scienza, si pronunci almeno secondo coscienza, conformemente con la propria formazione e, perché no?, col proprio sentimento avendo anch’esso il diritto di entrare nell’inquietante gioco. La prospettiva della possibilità generica della manipolazione della vita non può infatti lasciarci indifferenti, anche perché molti segnali si manifestano da tempo nel campo fantastico che spesso precede la realtà.
Per non andare lontano né sul difficile, basti citare la commedia di Massimo Bontempelli Minnie la Candida o il film di Ridley Scott Blade Runner secondo cui sarebbero già tra noi esseri misteriosamente alieni, come nel primo caso, e replicanti frutto dell’ingegneria genetica, come nel secondo. Il corpo, definito da Novalis tempio unitario della memoria, sarebbe come tale sconsacrato e metaforicamente privato di radici certe.
Limitiamoci, nella nostra angustia, a ripetere con enfasi che ci si attenga almeno alla propria coscienza e buona fede e non, come è da sospettare, a motivi funzionali, secondo convinzioni di parte o convenienze di chi, dopo aver partecipato caldamente alla formazione della legge, voglia rimetterla in discussione o addirittura abrogarla, per distinguersi politicamente.
Nichi Vendola, che è il condensato delle contraddizioni correnti del nostro Paese, si dice perplesso come cattolico, ma dichiara che voterà quattro sì perché «così ha deciso il mio partito e la sinistra». Il pericolo che il referendum sia ancora una volta un pretesto, espressione di un falso scopo, è moralmente insopportabile. Chi si astiene non confessa infine di essere incapace a decidere, sostiene bensì di affidarsi alle regole della democrazia parlamentare per il mantenimento di una legge perfettibile da parte, appunto, del Parlamento che quando conviene è considerato sovrano assoluto e quando no viene disinvoltamente privato della sua prerogativa attraverso un voto popolare diretto.

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