Sulla raccolta dei rifiuti se ne vedono di tutti i colori

Caro Paolo, per colpa di voi giornalisti, che premiate con intere paginate i primi classificati nelle virtù ecologiche, adesso tutti i piccoli comuni si affannano per vincere la coppa. Così, stamattina, ho trovato appiccicato sul prescritto sacco «rosa», che avevo messo all'uscio la notte precedente, uno stampato che recita: «Attenzione. Attenzione. Attenzione. Nel sacco della plastica vanno introdotti solo imballaggi di plastica (bottiglie, flaconi e contenitori similari). Non vanno introdotti altri manufatti in plastica (giocattoli, attrezzi, tubi, canali ecc.)». Intestazione: «Risorse». Segue, per informazioni, numero di telefono non «verde», dunque a spese mie. Così, ho dovuto riportare in casa il suddetto sacco «rosa» trascinandolo sotto il sole nell'ahimé lungo vialetto che separa la mia abitazione dal cancello. In precedenza, storia simile per un sacco «verde» con l'erba tagliata: mi ci appiccicarono sopra «Eccede il peso». Essendo sprovvisto di bilancia da portuale, dovetti suddividerne a occhio il contenuto in due sacchi. Ma è l'esegesi dell'avviso sulla «plastica» che mi toglie il sonno. Poiché il cittadino non viene informato prima ma sempre dopo e, per i chiarimenti, deve farsi carico di telefonare, io preferisco spendere per scrivere a te, caro Paolo. Almeno ci divertiamo in due. Buone vacanze.


Villeggiatura, caro Rino. Le mie non sono vacanze e meno che mai le «vacanze intelligenti» del «turista consapevole» alla Giovanna Melandri, ma placida villeggiatura all'insegna della beata solitudo, sola beatitudo. Ti voglio mettere sull'avviso: quando leggi o senti la parola «risorse» non dico che devi mettere mano alla pistola, ma siamo lì. Per i risorsisti anche tu ed io siamo «risorse». «Risorse umane». Pensa un po'. In nome delle «risorse» si rifilano ai cittadini colossali fregature o, quando va bene, massacranti rotture di scatole. Se poi il termine «risorse» viene congiunto a «sviluppo sostenibile», be’, allora sono guai, guai seri. Però siamo anche - tu certamente lo sei - dei probi cittadini. Rispettosi delle leggi, delle disposizioni, dei regolamenti e delle ordinanze che ci piovono addosso. E dunque anche alle norme inerenti alla raccolta differenziata. Che se in sé è cosa buona, in pratica risulta - ha proprio ragione, caro Rino - solo il pretesto di questo o quel Comune per fregiarsi della ambita medaglia al valor ecologico. Da quanto si legge, infatti, capita spesso, spessissimo, che noi stiamo lì a suddividere il pattume nei vari ed acconci sacchi i quali, però, giunti alla discarica vengono affastellati gli uni sugli altri e chi s'è visto s'è visto.
Nonostante ciò, seguitiamo a suddividere coscienziosamente l'immondizia (vocabolo che ormai ha un senso solo se riferito alla Napoli di Bassolino&Jervolino, immonda d'immondizia), come da norma. Ma quanto ce lo fanno pagare il nostro persistere a condurci da probi cittadini? In altre parole, quanto c'incoraggiano, ma diciamo pure ci istigano ad aderire alla trilussiana «Lega del chi se ne frega»? Tu hai buon carattere e nervi d'acciaio, caro Rino. Ma se io mi fossi ritrovato sul sacco rosa della plastica l'avviso tardivo che plastica sì, però non questa, quella e quell'altra plastica, sai dove finiva, il sacco rosa?