Sulla riforma Ronzitti mette la «fiducia degli stipendi»

(...) presidente della giunta, Claudio Burlando, a frenare, chiedendo una riflessione più approfondita. Radio Regione racconta però di un Ronzitti così determinato da aver chiesto un milione di euro in fase di assestamento di bilancio per le spese del consiglio, e da aver minacciato, di fronte al diniego, di non pagare gli stipendi agli assessori esterni, che sono ben sette, lavorano per la giunta ma pesano sulle casse dell’assemblea.
E ieri ci s’è messo pure il centrodestra, che si è detto pronto alle barricate: «Noi abbiamo dato disponibilità a far passare entro il 10 agosto non solo l’Autonomia del consiglio, ma anche la variazione e l’assestamento di bilancio, la riorganizzazione della rete ospedaliera, le riforme del Turismo e dell’Arpal - spiega Luigi Morgillo il capogruppo di Forza Italia -. Si mettano d’accordo, perché se le beghe interne alla maggioranza faranno saltare l’Autonomia noi faremo saltare tutto il resto».
Che sarebbe stata dura era stato chiaro un paio di mesi fa. Ronzitti aveva portato in aula uno dei passaggi della sua «parlamentarizzazione», con la creazione di quegli organi statutari che, dal Comitato regionale economia e lavoro alla Consulta statutaria, avrebbe dato compimento alla riforma della Regione a 30 anni dalla sua istituzione. L’assemblea si accingeva a votare un ordine del giorno che impegnava la giunta a garantire personale in adeguata consistenza. Fu allora che accadde. Pittaluga chiese la parola e che parola: non se ne parla, la giunta non ha dipendenti da mettere a disposizione del consiglio. Poi, mentre Ronzitti tentava di placare i propri fumassi e l’aula comunque approvava il documento con l’astensione dei tre assessori presenti, il titolare del Bilancio ai suoi confidava che, insomma, bisogna anche sapere dove si vive, e qui, Genova-Liguria-Italia-mondo, le risorse sono quelle che sono. Ieri Ronzitti ha lanciato avvertimenti chiari all’assessore: «Quella volta in aula Pittaluga interferì con una decisione che non spettava a lui, prendendo la parola inopinatamente con un intervento improprio e non richiesto. Chi ha una visione aziendalistica dovrebbe rimeditare. Chi crede di essere il padrone dele ferriere scenda giù dall’albero, perché ha sbagliato i tempi e il luogo».
Nel merito, il Mino furioso difende a spada tratta il suo operato, anticipato ieri dal Giornale: «La Regione ha la stessa pianta organica dal 1970, ma nel frattempo ci sono state diverse riforme costituzionali che ne hanno aumentato competenze e funzioni, a fronte delle quali bisogna adeguare le strutture. Il nostro consiglio regionale invece è all’osso, anzi sotto l’osso: in commissione se un dipendente si prende il raffreddore si ferma tutto». Ergo: «Le vie per ottenere le figure professionali di cui abbiamo bisogno sono tre: la mobilità interna dalla giunta, la mobilità esterna da altre istituzioni pubbliche, oppure, in ultima analisi, un bando di concorso per assumerle». Quanto all’autonomia finanziaria: «Quella esiste già. Questa legge la specifica in modo molto più netto in un più ampio progetto di autonomia dell’assemblea, anche organizzativa e funzionale, dalla giunta». E non parlategli di Regione parallela: «L’assemblea regionale ha carattere legislativo, come il Parlamento», chiaro che vada valorizzata. C’è un problema finanziario, certo. Ieri lo stesso capogruppo dei Ds Moreno Veschi ha segnalato che «la legge è un atto dovuto, perché applica lo Statuto, ma bisognerà stabilire che ci si attiene ai vincoli dettati dalle leggi finanziarie regionale e nazionale». E anche il suo collega della Margherita, Claudio Gustavino, ha sottolineato che tutto e subito forse non si può avere: «Il principio dell’indipendenza del potere legislativo da quello esecutivo è sancito dalla Costituzione, quindi la riforma di Ronzitti mi piace. Credo anche che chi ha la borsa in mano non possa pensare di determinare i passi futuri di argomenti che non lo riguardano. Certo però non possiamo svincolarci dalla contingenza, quindi forse dobbiamo pensare che la riforma è un obiettivo cui tendere, ma che per un po’ resterà una cosa non realizzabile domani».
Vallo a dire a Ronzitti: «Il consiglio regionale non è un optional, non è un’appendice della giunta, non può essere un fastidio - tuona lui -. È invece un organo fondamentale della Regione, quindi una spesa che deve essere considerata prioritaria e necessaria: se si deve risparmiare, forse lo si potrà fare altrove». E questo, vallo a dire agli assessori.