Sulla Roma-Viterbo la sicurezza «deraglia» ancora

La stazione Tor di Quinto, fuori dalla quale fu aggredita e uccisa Giovanna Reggiani, è stata rimessa in sicurezza e inaugurata qualche tempo fa. Ma come se la passa il resto della tratta urbana della Roma-Viterbo? Stretti nelle carrozze vecchie e fatiscenti stipate di pendolari siamo partiti per un viaggio con tante zone d’ombra.
Tutto ok nelle prime tre stazioni: Montebello, La Giustiniana e Prima Porta. I vigilantes assicurano che la sorveglianza è sempre presente, ma avvertoni: «A La Celsa non c’è mai nessuno a controllare ed è molto pericoloso». Ed eccoci a La Celsa, tra la trafficata Via Flaminia e un grosso parcheggio sottostante il Viadotto Giubileo. È quasi buio e non c’è nessuno, a parte quattro donne che, scese dal treno, vanno verso le loro auto chiavi in mano e passo svelto. Il parcheggio è incustodito e deserto, attorno non ci sono case. Anna sta per entrare nella sua Fiesta, sollevata per averla trovata intatta: «L’anno scorso mi hanno spaccato il vetro per rubare il borsone della palestra. Non ho mai visto sorveglianza. È da poche settimane - racconta - che ho ricominciato a parcheggiare qui. I miei non lo sanno perché non vogliono: è pericoloso». A La Celsa tempo fa anche i lampioni del parcheggio erano sempre spenti: «Se consideriamo che in inverno fa buio presto -trema Anna - immaginate quanto possa essere pericoloso questo posto, soprattutto per una donna». «È uno schifo - taglia corto invece Luisa -. Soprattutto per le donne è molto rischioso attraversare il parcheggio. L’anno scorso si aggirava un maniaco e una volta vidi che si scopriva le parti intime davanti a delle ragazzine». Come se non bastasse, tra le auto in sosta spuntano anche quattro cani randagi.
La stazione di Labaro è adiacente a una strada abitata. Tra le banchine e il sottopassaggio prevalgono il colore e l’odore della ruggine. «Sicurezza? In questo spiazzo la sera è sempre pieno di zingari che si ubriacano e sporcano», si irrita un fioraio che lavora vicino a piazzale Giampaolo Borghi, pieno di cartacce e bottiglie di vetro per terra. E se al Centro Rai sembra di essere in una stazione fantasma, Saxa Rubra è stata invece da poco ristrutturata. Nel capolinea dei pullman e dei bus, Roberto, autista del 232, ha parole confortanti: «Prima era uno schifo. C’era un accampamento di rom che la sera si ubriacavano, facevano risse e infastidivano la gente. Oggi i rom li hanno mandati via e c’è sempre una pattuglia di militari in giro». La «nuova» stazione di Grottarossa, a vederne la ruggine, non sembra tanto più moderna di quella degli anni Trenta, abbandonata qualche centinaia di metri più a sud. Neanche qui si vedono vigilanti. Un ampio parcheggio incustodito, in mezzo a erbacce, rifiuti e cocci di bottiglie, precede lo stabilimento degli autobus. Un autista confessa: «A molti qua hanno rubato la macchina».
Prima di tornare a Piazzale Flaminio, passando per le ristrutturate fermate di Tor di Quinto, Monte Antenne, Acquacetosa ed Euclide, c’è l’ultima stazione fantasma: Due Ponti. Nei pressi di questo piccolo scalo che verrà ristrutturato nei prossimi mesi ci sono la sede della Protezione Civile e qualche abitazione. Anche qui non c’è nessuno in giro, a parte un vecchietto che abita dal 1963 nella casa a ridosso dei binari: «La zona è tranquilla, anche di sera, ma nel sottopassaggio di notte ci stanno le prostitute con i clienti». E se qualcuno è in pericolo? «Se qualcuno è in pericolo grida, e io arrivo». Povera sicurezza, affidata a un anziano mezzo sordo.